La forbiciata nel bagno della scuola a Castelfranco e il richiamo oscuro dei video social
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Redazione Interno
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«Quanto successo venerdì mattina è gravissimo e, mi preme sottolinearlo, nessuno lo sta assolutamente sottovalutando». Con queste parole, pronunciate a caldo dal dirigente scolastico dell’istituto di Castelfranco di Sotto, nel Pisano, si è cercato di arginare l’onda d’urto generata da un episodio che riporta al centro del dibattito – se mai se ne fosse allontanata – la fragilità del mondo adolescenziale di fronte alla violenza imitativa. La dinamica, per quanto ancora al vaglio degli inquirenti, appare sin troppo lineare nella sua mostruosa semplicità: una studentessa di 12 anni, durante l’ora di educazione fisica, ha attirato una compagna nel bagno della palestra con un pretesto, probabilmente quello di mostrarle qualcosa. Una volta dentro, la ragazzina ha afferrato un paio di forbici, colpendola al collo. L’arma, in quel contesto, ha agito come un prolungamento di un gesto visto altrove, l’eco fisica di una suggestione digitale che la giovane ha ammesso senza troppi giri di parole: “L’ho visto in un video social”.
La risposta della scuola e il percorso giudiziario
Fortunatamente, le ferite riportate dalla vittima si sono rivelate superficiali – un codice giallo che non ha mai fatto temere per la vita della ragazza – e già lunedì 13 aprile la 12enne tornerà tra i banchi, come confermato dal padre al dirigente scolastico. La pronta reazione dei docenti e del personale ha evitato conseguenze più serie, ma ora la comunità scolastica si trova a fare i conti con la gestione del prima e del dopo. L’aggressrice, la coetanea che ha impugnato le forbici, è stata immediatamente sospesa. Un provvedimento che, sebbene necessario, apre il vaso di Pandora su un’età, quella dei 12 anni, che rappresenta un limbo giuridico e psicologico. La legge italiana, infatti, considera non imputabile la minorenne, ma la Procura dei Minori di Firenze ha comunque ricevuto un’informativa, e i servizi sociali sono stati allertati per avviare un percorso di sostegno e, soprattutto, per tentare di comprendere le radici di una rabbia o di un’incoscienza tanto letale.
L’emulazione violenta e il ruolo delle piattaforme
La confessione della ragazzina – quel «l’ho visto in un video» – non è solo una giustificazione, ma la chiave di volta di un fenomeno che travalica i confini della cronaca locale. Non si tratta di un litigio improvviso degenerato, né di un atto premeditato con un movente chiaro; sembra piuttosto la riproduzione meccanica di un format violento, una challenge malata consumata tra uno sciacquone e l’altro. Il gesto, nella sua gratuità, riporta alla mente le parole più volte ripetute dal ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, che già in occasione di altri episodi di accoltellamento aveva puntato il dito contro «la dittatura dell’algoritmo» e la responsabilità delle piattaforme nel diffondere esempi negativi tra i giovanissimi. Se in passato l’attenzione era concentrata sui coltelli, qui l’arma è una semplice forbice scolastica, un oggetto di uso comune che la dimensione virtuale ha trasformato in un’arma impropria. La scuola, pur con tutte le sue difficoltà nel “intercettare” questi segnali di disagio nascosti nella solitudine domestica, tenta ora di ricucire lo strappo.
Il ritorno alla normalità tra banchi e indagini
Mentre la vittima si prepara a riabbracciare i compagni – accompagnata da una visita a domicilio del preside e di alcuni docenti per rassicurarla prima del rientro – l’indagine dei carabinieri cerca di fare piena luce su quei pochi minuti trascorsi nel bagno della palestra. La Procura dei Minori procederà con l’audizione della 12enne aggressrice in sede protetta, per escludere eventuali responsabilità penali oggettive legate alla diffusione di quel video che avrebbe ispirato il gesto. È emerso, dai racconti informali, che le due ragazze non avevano precedenti screzi noti ai docenti; non c’era un clima di bullismo pregresso, né segnali di allarme che potessero far presagire l’esplosione di quella violenza. Questo rende l’episodio ancora più inquietante, perché scolpisce l’immagine di un’aggressione gratuita, nata non dall’odio, ma dall’incapacità di distinguere tra il reale e la sua rappresentazione distorta sullo schermo. L’istituto, nel frattempo, ha confermato la piena operatività per lunedì, cercando di restituire alla parola “scuola” il suo significato originario di luogo sicuro, lontano da quella «grande solitudine domestica» che troppo spesso fa da colonna sonora a vite vissute in playback.




