La Vonn e il terzo intervento: «Ora la parola successo ha un altro significato, so che starò bene». E dal mondo dello sport arrivano messaggi per lei

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il rumore metallico della porta di gara, agganciata forse con il braccio destro in quella frazione di secondo in cui si decide tutto – la traiettoria perfetta o l’uscita di scena – era ancora nell’aria gelida delle Tofane quando l’elicottero si è già alzato in volo verso Treviso. Era domenica scorsa, erano trascorsi appena dodici secondi dalla sua partenza, e la pista Olympia delle Tofane a Cortina d’Ampezzo aveva inghiottito l’ultimo, vero sogno olimpico di Lindsey Vonn. La sciatrice quarantunenne, che era tornata a gareggiare dopo cinque anni di ritiro e nonostante la recente rottura del legamento crociato anteriore, ha affrontato questa mattina presso l’ospedale Ca’ Foncello di Treviso il suo terzo intervento chirurgico: si è trattato di un ulteriore atto nel complesso percorso di riduzione e stabilizzazione della frattura alla tibia sinistra, quella tibia che non ha retto all’impatto e alla torsione violenta, e che ora i medici – tra cui il primario di ortopedia Stefano Zanarella e il suo vice Nicolò Bassi – stanno cercando di ricostruire.

È stata la stessa Vonn, attraverso il suo profilo Instagram, a rompere il silenzio della stanza d’ospedale – quella stanza in cui i mazzi di fiori, come si vede negli scatti che ha voluto condividere, hanno ormai riempito due interi carrelli – per raccontare non solo l’esito dell’operazione, ma anche una diversa consapevolezza. «Oggi ho subito il mio terzo intervento ed è stato un successo», scrive la campionessa, e subito dopo avverte: «Il successo oggi ha un significato completamente diverso rispetto a qualche giorno fa». Una frase, questa, che pesa come un macigno se si considera che pochi giorni fa, per lei, il successo era la medaglia, era la sfida vinta contro il tempo e contro un ginocchio senza legamento, era quel cancelletto di partenza dal quale – come aveva raccontato lei stessa senza rimpianti – si era presentata con la concreta possibilità di vincere. Oggi il successo è un parametro più modesto e insieme più profondo: è il fatto che il chirurgo abbia lavorato bene, che la gamba risponda, che il dolore sia sotto controllo, che si possa guardare avanti.

«Sto facendo progressi – aggiunge nel post – e anche se sono lenti, so che starò bene». Una dichiarazione che non è solo un bollettino medico, ma una presa d’atto: per la prima volta dall’incidente, Vonn usa il futuro e lo declina alla prima persona, senza delegare alla speranza altrui la prognosi del suo. La gratitudine che esprime nei confronti dello staff medico – quel personale che la ritrae in una foto sorridente e con il pollice alzato – si mescola al ringraziamento per l’affetto ricevuto «da persone di tutto il mondo», quell’ondata di messaggi che ha travalicato i confini del circuito sciistico.

L’abbraccio del mondo dello sport e il pensiero di Alcaraz

E infatti, tra i fiori e i biglietti arrivati al Ca’ Foncello, ce n’è qualcuno che viene da un mondo apparentemente lontano dalle nevi ampezzane. Il tennista spagnolo Carlos Alcaraz, numero uno del ranking Atp e olimpionico a tutti gli effetti, ha voluto dedicare alla sciatrice americana un pensiero pubblico attraverso le sue storie Instagram: «Stiamo pensando a te, Lindsey Vonn», ha scritto il ventiduenne di Murcia, accompagnando il messaggio con una serie di hashtag e cuori. Un gesto che testimonia quanto la vicenda della campionessa abbia varcato i confini dello sci alpino per diventare una narrazione universale sul coraggio e i suoi prezzi. Alcaraz, che pure non ha mai nascosto una certa distanza dagli sport invernali, si è unito idealmente a quel coro di colleghi – atleti del Team Usa, avversarie, ex campionesse – che in queste ore stanno rilanciando i post della Vonn e facendo sentire la propria vicinanza. Un gesto piccolo, una frase breve, ma che in un contesto di sofferenza condivisa acquista il peso specifico di una carezza.

Il quadro clinico e la lentezza del recupero

Lo sguardo ai compagni e il tifo da lontano

C’è un ultimo passaggio, nel lungo messaggio social della campionessa, che merita attenzione perché sposta il focus dal suo letto d’ospedale alla pista che non può più calcare. «Faccio i miei più grandi complimenti ai miei compagni di squadra e a tutti gli atleti del Team Usa – scrive – che sono là fuori a ispirarmi e a darmi qualcosa per cui fare il tifo». In queste parole c’è il tentativo – consapevole o istintivo – di riposizionarsi, di non restare intrappolata nel ruolo della vittima. Vonn, che fino a domenica era l’atleta più anziana in gara, quella che sfidava la statistica e il logorio del, ora è spettatrice. E da spettatrice osserva i suoi compagni, quelli che magari fino a pochi giorni fa incrociavano il suo sguardo preoccupato al cancelletto di partenza, e ne trae ispirazione. Perché il tifo, lo sa bene lei che per vent’anni è stata dall’altra parte, è anche questo: un trasferimento di energia, un filo invisibile che lega chi guarda a chi agisce. E oggi Lindsey Vonn, con la gamba sinistra immobilizzata e un futuro sportivo tutto da decifrare, ha scelto di aggrapparsi a quel filo.

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