Sigarette e carburanti più cari dal primo gennaio: il 2026 inizia con i rincari
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Con l'arrivo del nuovo anno, le tasche degli italiani vengono intaccate da una duplice manovra fiscale, decisa dal governo e contenuta nella legge di bilancio, che agisce sia sul prezzo del tabacco che su quello del diesel. L’operazione, che mira a incrementare le entrate erariali – si parla di miliardi di euro complessivi – e a disincentivare consumi considerati dannosi o inquinanti, si traduce in aumenti immediati, il cui peso si farà sentire nelle spese quotidiane. Un pacchetto di sigarette, per fare un esempio concreto, vedrà il suo prezzo medio salire di quindici centesimi, una variazione che non risparmia le altre tipologie di prodotti da fumo, dal tabacco trinciato a quello riscaldato, fino ai liquidi per le sigarette elettroniche, i quali subiscono rincari differenziati.
Il piano triennale sulle "bionde"
La strategia sulle sigarette, che qualcuno continua a chiamare con il termine desueto di "bionde", non si esaurisce con il rincaro del primo gennaio ma è inserita in un disegno più ampio, articolato su un triennio. Gli aumenti, che complessivamente dovrebbero toccare i quaranta centesimi per pacchetto alla fine del percorso, genereranno nuove risorse per lo Stato, stimate in circa un miliardo e mezzo di euro, una somma ingente che verrà riversata nelle casse pubbliche gradualmente. Questo meccanismo, che qualcuno definisce una tassazione indiretta, colpisce in maniera trasversale una vasta fetta di popolazione, creando un aggravio economico costante per chi fuma, senza distinzione di reddito.
Il caro-gasolio e il calcolo del pieno
Parallelamente, una misura speculare interessa il settore dei trasporti, andando a colpire in particolare gli automobilisti che utilizzano il diesel, i quali, stando ai dati, sarebbero circa diciassette milioni. Il riallineamento delle accise, tecnicamente, comporta un aumento della tassazione di 4,05 centesimi per ogni litro di gasolio, una cifra che, moltiplicata per la capacità di un serbatoio medio, si traduce in un costo aggiuntivo di due euro e quarantasette centesimi per un rifornimento da cinquanta litri. Un conto, questo, che tiene già in considerazione l’imposta sul valore aggiunto, applicata al prezzo finale, e che rappresenta una stima fornita dalle associazioni di consumatori, le quali hanno calcolato l’impatto immediato della manovra.
Il contesto dei prezzi alla pompa
Questo rincaro, che potrebbe apparire come un'impennata isolata, va invece letto nel contesto più generale dell'andamento dei carburanti, i quali hanno chiuso il 2025 su livelli relativamente bassi, con la benzina attestata su valori minimi che non si registravano da anni. La dinamica dei prezzi, insomma, è caratterizzata da una certa volatilità, sulla quale ora interviene la scelta politica di modificare la struttura fiscale, diminuendo lievemente il prelievo sulla benzina – un fatto quasi simbolico – e aumentandolo contestualmente sul gasolio. Una manovra a bilancio neutro per lo Stato ma non per i cittadini, che si trovano a dover sostenere un costo maggiore per una necessità, quella della mobilità, spesso imprescindibile.




