Aumenta il prezzo delle sigarette: l’ipotesi di un piano triennale di rincari
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il costo di un pacchetto di sigarette tradizionali, che già da inizio anno ha subito un incremento, è destinato a salire ulteriormente a partire da gennaio. L’aumento, stimato in qualche decina di centesimi, rappresenterebbe soltanto il primo step di un disegno più articolato che il governo sta valutando di inserire nella prossima Manovra. Si tratterebbe, nello specifico, di un piano triennale di accise che toccherebbe anche il 2027 e il 2028, con rincari cumulativi che potrebbero portare il prezzo finale a lievitare, complessivamente, fino a un massimo di circa un euro e mezzo.
Mentre le sigarette tradizionali, insieme a sigari e tabacco trinciato, si avviano verso questa nuova ondata di rincari, il prezzo delle sigarette elettroniche e degli altri prodotti da fumo senza combustione dovrebbe invece rimanere sostanzialmente stabile, con al massimo lievissimi aggiustamenti di pochi centesimi. Questa disparità di trattamento fiscale, che il governo intende applicare con gradualità, è funzionale a un obiettivo primario: preservare, se non addirittura accrescere, l’ingente gettito fiscale annuo – attualmente di 15 miliardi di euro – che il settore tabacchicolo garantisce alle casse dello Stato, una cifra che sale a oltre 22 miliardi se si considera anche l’apporto dell’Iva.
Il sottosegretario al Ministero dell'Economia e delle Finanze, Federico Freni, ha del resto espresso una posizione netta in merito, dichiarando durante la presentazione del Rapporto sulla distribuzione dei prodotti da fumo 2025 al Chiostro del Bramante a Roma che “non posso e non voglio permettere che lo Stato perda 15 miliardi di euro di gettito”. Freni ha poi aggiunto, senza mezzi termini, che “chi non comprende questo punto non ha capito la posta in gioco”, sottolineando così l’importanza strategica di quelle entrate per l’equilibrio di bilancio.




