Sigarette, scattano i nuovi aumenti per i tabacchi JTI: Camel a 6,30 euro e Winston a 5,80

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Da venerdì 13 febbraio, i tabaccai italiani hanno applicato una nuova lista di prezzi per i tabacchi lavorati, completando di fatto la seconda fase di un adeguamento fiscale che, voluto dalla manovra, sta ridefinendo il costo del fumo nel paese. Dopo i rincari di metà gennaio, concentrati principalmente sui prodotti del gruppo Philip Morris con le Marlboro salite fino a 6,80 euro, l’ondata di aumenti ha interessato stavolta il portafoglio di chi acquista sigarette del gruppo JTI, Japan Tobacco International. Si tratta, come spiegano le tabelle pubblicate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, di un ritocco che coinvolge oltre settanta marche tra sigarette, trinciati e sigari, con un obiettivo chiaro: portare più risorse nelle casse dello Stato, che per il solo 2026 prevede un incasso aggiuntivo di circa 900 milioni di euro.

I nuovi prezzi delle sigarette più vendute

I rincari, nell’ordine di circa 20-30 centesimi a pacchetto, hanno modificato i listini di alcune delle sigarette più iconiche presenti sul mercato. Le Camel, ad esempio, nella versione a pacchetto rigido, sono state portate a 6,30 euro, mentre quelle in cartoccio si attestano su una forbice di prezzo leggermente inferiore -1-4. Parallelamente, le Winston, altro marchio di punta del gruppo, subiscono un incremento che le porta a 5,80 euro per la confezione rigida, con le versioni soft o in cartoccio che si fermano a 5,50 euro. Per i fumatori delle Benson & Hedges, invece, il costo sale in maniera differenziata: la linea Gold arriva a sfiorare i 6,80 euro, mentre altre varianti si posizionano intorno ai 5,50 euro -1. Questa tranche di aumenti, che segue quella del 16 e del 30 gennaio, dimostra come la strategia fiscale del governo proceda per gradi, distribuendo l’impatto sui consumatori nell’arco di poche settimane.

Trinciato e sigari, rincari diffusi su tutta la filiera

L’aumento non risparmia altre categorie di prodotti, segno che la rimodulazione delle accise colpisce l’intero comparto del tabacco lavorato. Chi è solito acquistare tabacco da trinciato, spesso percepito come un’alternativa più economica, si trova ora a fare i conti con listini in decisa ascesa: il tabacco American Spirit da 30 grammi arriva a costare 8,60 euro, mentre l’Old Holborn sale a 8,30 euro e le buste di Winston da 30 grammi raggiungono quota 8 euro -1. Per le confezioni più grandi, come il Winston Blue da 45 grammi, il prezzo tocca punte di 12,40 euro, un livello che solo pochi mesi fa sarebbe apparso impensabile. Anche il mondo dei sigaretti e dei sigari viene coinvolto, con prodotti che si collocano ora in una fascia compresa tra i 5,40 e i 6,60 euro a confezione, a seconda della tipologia e della pezzatura -4. È evidente come il meccanismo delle accise, agendo in maniera trasversale, non lasci margini di scampo a nessuna abitudine di consumo legata al fumo tradizionale.

La meccanica fiscale dietro gli incrementi

Alla base di questi continui rincari non c'è una fluttuazione di mercato o una scelta autonoma delle multinazionali, bensì una precisa volontà normativa espressa nell'ultima legge di Bilancio. L’aumento dell’imposta minima sui tabacchi lavorati, passata dai 29,50 euro per mille sigarette del 2025 ai 32 euro per quest’anno, è il motore che spinge verso l’alto i prezzi al dettaglio -3-7. Un meccanismo, questo, che ha il duplice effetto di disincentivare il consumo, come da indicazioni delle direttive sanitarie europee, e di garantire un flusso costante di entrate per l’Erario. Per il triennio 2026-2028, si stima un maggior gettito complessivo vicino a un miliardo e mezzo di euro, a testimonianza di come il tabacco rimanga una voce fondamentale del bilancio pubblico. Resta per ora escluso da questi rincari il tabacco riscaldato, una categoria di prodotti su cui le aziende stanno puntando molto e che, almeno in questa fase, non subisce gli stessi aumenti, probabilmente per non frenare un mercato in espansione e tecnicamente considerato a rischio ridotto -1-7.

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