Le esercitazioni Orion 26 e lo spettro di una forza Nato di interposizione in Ucraina

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre i droni russi continuano a colpire infrastrutture civili e abitazioni, come dimostra l’ennesima vittima civile caduta sotto le macerie della propria casa nel distretto di Kupyansk, la macchina militare europea si muove in quella che, per molti osservatori, rappresenta la più imponente mobilitazione di forze dai tempi della Guerra Fredda. Al centro di questa complessa architettura operativa vi è l’esercitazione Orion 26, manovra interalleata che vede la Francia agire come nazione-cadro per una coalizione composta da ventiquattro paesi Nato e non solo, e che ha l’obiettivo dichiarato di testare la capacità di reazione in uno scenario di conflitto ad alta intensità -1. Le fasi dell’addestramento, che coinvolgono reparti terrestri, navali, aerei, spaziali e cyber, si stanno svolgendo su diverse basi del territorio francese, con un focus particolare sulla capacità di proiettare forza in profondità oltre i confini nazionali.

L’aspetto che più di ogni altro cattura l’attenzione della cronaca internazionale, e che si intreccia indissolubilmente con queste manovre, riguarda il possibile impiego dei reparti di paracadutisti inglesi e francesi come forza di interposizione in Ucraina. Secondo quanto riportato da fonti giornalistiche britanniche, reparti d’élite come la 16ª Brigata d’assalto aereo del Regno Unito e l’undicesima Brigata paracadutisti francese avrebbero completato la fase finale della loro preparazione operativa, simulando lanci di massa e operazioni di conquista di obiettivi strategici, proprio in vista di un eventuale spiegamento qualora si raggiungesse un accordo di cessate il fuoco con la Russia -2 -6. L’esercitazione, che si tiene nel poligono bretone di Coëtquidan e coinvolge circa duemila militari, è stata descritta dai comandi francesi come un banco di prova fondamentale per testare nuove strutture di comando, reti di comunicazione ibride e l’integrazione massiccia di droni sul campo di battaglia, elementi questi che sarebbero determinanti in un teatro operativo complesso come quello ucraino -2.

A complicare ulteriormente il quadro, e a fornire una cornice politica a questi movimenti tattici, vi è la ripresa del dialogo diplomatico. Nuovi contatti sono infatti intercorsi a Ginevra tra una delegazione ucraina, guidata dal segretario del Consiglio di difesa e sicurezza nazionale Rustem Umerov, e una statunitense, con l’obiettivo di mettere a punto i dettagli per un successivo round negoziale trilaterale che dovrebbe riportare allo stesso tavolo anche i rappresentanti di Mosca -3. Questi colloqui, incentrati su parametri di sicurezza e pacchetti economici per la ricostruzione, si svolgono in un clima di profondo scetticismo, alimentato dalle stesse dichiarazioni del Cremlino che, di fatto, ha smentito l’esistenza di scadenze imminenti per una soluzione diplomatica del conflitto.

Parallelamente al pressing diplomatico, la macchina militare russa non mostra segni di cedimento, e anzi, intensifica le operazioni proprio mentre Francia e Regno Unito perfezionano i loro piani. L’ipotesi di uno spiegamento di circa cinquemila soldati per nazione, ventilata in passato dallo stesso presidente ucraino Volodymyr Zelensky, si scontra con valutazioni più tecniche sulla reale capacità britannica di assemblare e sostenere una forza di tale entità, considerando che l’esercito di Sua Maestà ha raggiunto il suo organico più ridotto da due secoli a questa parte, contando circa settantamila effettivi totali -6. Gli strateghi militari non possono ignorare che un’operazione di questo tipo, per essere credibile, richiederebbe il ridispiegamento di reparti attualmente impegnati in altre missioni, come quelle in Estonia e a Cipro, e un sostegno logistico che solo un comando unificato, presumibilmente quello Nato, potrebbe garantire.

La prova del fuoco simulato e la postura atlantica

All’interno dello scenario immaginario di Orion 26, che vede una potenza chiamata Mercure minacciare l’integrità dell’alleato Arnland, i paracadutisti non si limitano a semplici dimostrazioni di forza, ma mettono in pratica dottrine operative complesse come il prolonged field care, ovvero la capacità di sostenere e curare i feriti per ore in condizioni di isolamento tattico, proprio come accade sull’attuale fronte ucraino dove le evacuazioni possono richiedere fino a undici ore -5. La scelta di integrare nel contingente britannico i Pathfinders, reparti da ricognizione specialisti nella neutralizzazione delle difese aeree nemiche, e di affiancare loro unità italiane della brigata Folgore, suggerisce una preparazione mirata a creare una testa di ponte in territorio ostile e potenzialmente minato da sistemi di difesa integrati -6. Il cronoprogramma delle esercitazioni, che dovrebbe concludersi nei primi giorni di marzo, si allinea perfettamente con le finestre diplomatiche annunciate per i negoziati, quasi a voler dimostrare che l’opzione militare, seppur sotto forma di forza di interposizione e non di combattimento attivo, è ormai pronta per essere dispiegata qualora il cessate il fuoco dovesse diventare una realtà concreta.

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