Torino, D’Aversa: la sua squadra interpreta una partita magistrale ma non si è ancora fatto nulla

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’anticipo del venerdì sera valevole per la ventinovesima giornata di Serie A regala al Torino una vittoria pesantissima, un successo dal sapore particolare considerando non solo il punteggio rotondo – un 4-1 che non ammette repliche – ma anche il significato intrinseco che tre punti del genere portano con sé in una fase così delicata della stagione. All’Olimpico Grande Torino vanno in scena due anime, due frazioni di gioco diametralmente opposte: un primo tempo di sofferenza e di equilibrio sostanziale, interrotto dal vantaggio iniziale di Simeone al terzo minuto e subito rimesso in discussione dalla testa di Pellegrino al ventesimo, e una ripresa nella quale i granata semplicemente spazzano via gli avversari, condannandoli al primo ko dopo cinque risultati utili consecutivi. La differenza, la si evince dalle parole stesse del tecnico di casa, Roberto D’Aversa, l’ha fatta l’atteggiamento, quella scintilla scattata nello spogliatoio e tradottasi in due minuti di follia collettiva, quelli del cinquantacinquesimo e del cinquantasettesimo, quando prima Ilkhan e poi l’autogol di Keita piegano definitivamente la resistenza ducale, prima del sigillo finale di Zapata in pieno recupero.

D’Aversa, che questa partita l’aveva presentata alla vigilia come un crocevia fondamentale per il prosieguo dell’intera stagione, non usa giri di parole al termine della gara. Ai microfoni di Sky Sport, raccolti e rilanciati dai principali media sportivi, l’allenatore abruzzese sottolinea come il peso specifico della vittoria vada ben oltre i tre punti in classifica, sebbene quei tre punti consentano al Torino di raggiungere quota trentatré, staccando Genoa e Cagliari e portandosi a una sola lunghezza proprio dal Parma, agganciato a quota trentaquattro ma con una partita in più all’attivo. La sua analisi si concentra prevalentemente sull’aspetto mentale, su quella capacità di reagire che i suoi uomini hanno dimostrato dopo la sconfitta patita al Maradona contro il Napoli: “In settimana i ragazzi hanno lavorato con grande entusiasmo”, spiega, “e il risultato di stasera è il frutto diretto di quel lavoro quotidiano, di quella voglia di riscatto che ho visto negli occhi di tutti, anche di chi non è entrato”.

Analizzando la prestazione dei suoi, D’Aversa spende parole al miele per Nikola Vlašić, un giocatore che definisce un leader a tutto tondo, capace di fare la differenza e di trascinare il reparto offensivo. Ma non si limita al croato, perché la sua analisi si allarga alla coppia d’attacco, a quel reparto avanzato che vede in Duván Zapata e Che Adams due riferimenti importanti, due punte in grado di garantire peso e qualità in area di rigore. L’ingresso del colombiano, tra l’altro, si rivela decisivo non solo per il gol finale, ma per la fisicità e l’esperienza che mette in campo nei minuti cruciali, quando si tratta di gestire il vantaggio e colpire in ripartenza. La prestazione corale, a sentire il tecnico, è stata tale da coinvolgere positivamente ogni singolo elemento della rosa, una sinergia che diventa fondamentale in un campionato dove gli equilibri, specialmente nella zona meno nobile della graduatoria, possono mutare con un rapidità sorprendente.

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