Pressione fiscale ai massimi da undici anni, l’Istat certifica il 43,1% nel 2025 e un picco del 51,4% nell’ultimo trimestre
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Redazione Economia
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Il peso del fisco sull’economia reale non si era mai spinto così in alto dal 2014, e i numeri diffusi dall’Istat – che pure misurano fenomeni complessi come il conto trimestrale delle amministrazioni pubbliche, il reddito e il risparmio delle famiglie, nonché i profitti delle società – restituiscono una fotografia priva di ambiguità. Nel corso dell’intero 2025, la pressione fiscale si è attestata al 43,1 per cento del Pil, segnando un incremento di 0,7 punti percentuali rispetto al 42,4 del 2024; si tratta della percentuale più elevata da oltre un decennio, visto che per trovare un livello analogo occorre tornare indietro esattamente a undici anni fa, quando il dato si fermava al 43,1.
Il record nel quarto trimestre, un balzo che supera la soglia psicologica del 51%
Se si osserva l’ultima parte dell’anno, l’accelerazione diventa persino più marcata: nel quarto trimestre del 2025, la pressione fiscale ha infatti raggiunto il 51,4 per cento, in aumento di 0,8 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2024. Un dato, quest’ultimo, che non si vedeva dall’analogo scorcio del 2014, allorché si spinse fino al 52,2 per cento. Si tratta di un picco congiunturale che restituisce l’intensità della manovra fiscale negli ultimi tre mesi dell’anno, un intervallo in cui tradizionalmente si concentrano molte scadenze e versamenti tributari.
Famiglie più fragili, cala il risparmio e frenano i profitti delle imprese
L’ultimo scorcio del 2025 consegna però anche la fotografia di un Paese in cui il peso crescente del fisco comincia a intaccare direttamente i bilanci domestici. I margini tra redditi, consumi e risparmio si stanno infatti restringendo per le famiglie, le quali – pur continuando a sostenere la spesa corrente – vedono ridursi la capacità di mettere da parte risorse per il futuro. Una dinamica, questa, che evidenzia un equilibrio sempre più fragile: da un lato la tenuta dei consumi, dall’altro la crescente difficoltà nel preservare potere d’acquisto e risparmio. Parallelamente, i profitti delle imprese mostrano segni di frenata, in un contesto in cui il carico fiscale elevato finisce per comprimere la liquidità destinabile a investimenti e ammortizzatori.
Il bilancio delle amministrazioni pubbliche, avanzo dell’1,4% nel quarto trimestre
Sul fronte dei conti pubblici, l’Istat segnala che nel quarto trimestre del 2025 il saldo del conto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è risultato positivo e pari all’1,4 per cento (a fronte dello 0,6 per cento registrato nello stesso trimestre del 2024), configurandosi quindi come un accreditamento. Un dato, quello grezzo, coerente con la versione del conto annuale trasmessa a Eurostat il 31 marzo nell’ambito della procedura per la Notifica sui Deficit eccessivi. Rispetto ai numeri diffusi il 2 marzo, per l’intero 2025 l’indebitamento netto in rapporto al Pil non risulta modificato e si conferma al 3,1 per cento. Un quadro, insomma, in cui il maggiore prelievo fiscale non si traduce in un peggioramento del deficit, ma finisce per gravare sulle componenti private dell’economia, a partire dalle famiglie e dalle imprese.




