Roccella e le critiche al ddl sul consenso, la smentita del giudice Roia
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Redazione Interno
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Il disegno di legge che introduce il principio del "consenso libero e attuale" quale elemento costitutivo del reato di violenza sessuale continua a sollevare un acceso dibattito, non solo in ambito politico ma anche tra gli addetti ai lavori. Anche la ministra per la Famiglia, Natalia e Pari Opportunità, Eugenia Roccella, ha espresso forti perplessità sul testo, paventando, con parole che hanno suscitato eco, il concreto "rischio del rovesciamento dell'onere della prova". Una posizione, la sua, che è stata però oggetto di una puntuale e circostanziata smentita da parte di un'autorità giudiziaria di riconosciuta competenza in materia.
La precisazione del magistrato
A replicare alle affermazioni della ministra è stato Fabio Roia, presidente del Tribunale di Milano, magistrato la cui lunga esperienza nel contrasto alla violenza di genere conferisce particolare peso alle sue osservazioni. Roia, smontando le critiche più ricorrenti, ha chiarito senza ambiguità che, con la nuova norma, "dovrà essere sempre il pubblico ministero a dover dimostrare che quel rapporto è avvenuto senza un libero consenso da parte della donna". Una precisazione che, nel suo rigore tecnico, intende sgombrare il campo da quelle che vengono considerate interpretazioni fuorvianti, sottolineando come l'apparato accusatorio mantenga integralmente il proprio onere probatorio.
Le voci dal governo e le rassicurazioni
Sul fronte governativo, il guardasigilli Carlo Nordio ha invece definito "un piccolo slittamento dovuto a dei riferimenti tecnici necessari" il rinvio dell'esame del provvedimento, cercando così di placare le polemiche. "Quando si interviene su una legge penale", ha spiegato, "anche una virgola può cambiare completamente il significato, quindi bisogna stare estremamente attenti alla tecnica redazionale". Pur ammettendo la delicatezza dell'operazione, Nordio ha tuttavia garantito che sul contenuto sostanziale della legge esiste "una unità di consenso", descrivendo i lavori in corso come un'accurata "opera di cesello".
Le critiche dell'avvocatura e la posizione di Salvini
Parallelamente, si è levata una voce critica anche dall'Organismo Congressuale Forense, che rappresenta l'avvocatura italiana. L'ente ha giudicato il disegno di legge sul femminicidio, approvato all'unanimità, come "una risposta simbolica" destinata a non incidere sulla prevenzione della violenza e, ancor più drasticamente, a non salvare "nemmeno una vita". Una visione che trova un qualche parallelo nelle dichiarazioni del leader della Lega, il quale, pur definendo il principio del consenso "assolutamente condivisibile", ha attaccato una legge che "lascia troppo spazio alla libera interpretazione del singolo". Secondo questa prospettiva, una normativa così "vaga" rischierebbe di generare un contenzioso fondato su vendette personali, finendo per intasare inutilmente gli uffici giudiziari.




