Auto elettriche cinesi, record in Europa: una su sette arriva da Pechino
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Redazione Economia
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Il mercato delle auto elettriche in Europa continua a crescere a ritmi sostenuti, e la fetta di questa torta che finisce nelle mani dei costruttori cinesi si è fatta più grande che mai. Le vendite nei principali Paesi dell'Europa occidentale hanno raggiunto un nuovo massimo storico, conquistando il 14,2% del mercato secondo le rilevazioni di Schmidt Automotive Research, il che significa, in altri termini, che circa un'auto a batteria su sette porta oggi il marchio di una casa cinese.
Un dato che assume un peso specifico ancora maggiore se si considera l'intero scenario dell'export cinese, dove i numeri raccontano di una macchina da guerra produttiva senza precedenti.
Numeri da capogiro: 500 modelli in sei mesi
Per comprendere la portata del fenomeno, bastano le cifre relative all'offerta: nei primi sei mesi del 2026, i costruttori cinesi hanno lanciato sul mercato oltre 500 nuovi modelli, quasi quattro al giorno, contro i 159 lanciati dagli Stati Uniti in quattro anni. Una sovrapproduzione che ha schiacciato i margini al 3,4% e che spinge l'export verso l'Europa, dove a giugno i marchi cinesi hanno toccato il 10,9% del mercato totale.
L'Italia gioca un ruolo da protagonista in questa partita, assorbendo circa un quinto delle vendite di auto elettriche cinesi nei principali mercati dell'Europa occidentale, un caso considerato anomalo dagli analisti di Schmidt Automotive Research, che lo attribuiscono all'effetto degli ecobonus statali. Con i sussidi, modelli come la Leapmotor T03 sono arrivati a costare circa 5.000 euro, un prezzo che ha trasformato la city car di origine cinese in uno dei modelli a batteria più frequenti sulle strade italiane, grazie anche alla rete distributiva di Stellantis.
La risposta di Pechino e il crollo dei colossi tedeschi
Questa avanzata arriva nonostante i tentativi dell'Unione Europea di proteggere le case occidentali attraverso dazi aggiuntivi, che per alcuni produttori arrivano fino al 35,3% oltre al dazio classico del 10%, una barriera che non ha però scoraggiato gli agguerriti produttori cinesi. La crescita delle Bev cinesi sta avvenendo mentre i colossi dell'auto tedesca, un tempo dominatori indiscussi del mercato cinese, registrano perdite pesantissime.
I numeri del primo semestre 2026 mostrano un crollo dei volumi in Cina: Mercedes-Benz perde il 28%, Volkswagen il 25,9% (con l'elettrico del gruppo in calo del 47,9%), BMW il 20,4% e Porsche il 32%. Perdite talmente rilevanti da azzerare gli utili generati in altre regioni del mondo e da aver portato il gruppo Volkswagen a valutare un taglio della propria gamma modelli fino alla metà.
La sfida di BYD a cinque anni dal primato mondiale
In questo clima di profonda incertezza per l'Occidente, arriva la provocazione del fondatore e presidente di BYD, Wang Chuanfu, che durante l'assemblea annuale degli azionisti nella sede centrale di Shenzhen ha pronunciato una frase destinata a far tremare i vertici dell'automotive globale: "BYD diventerà davvero il primo costruttore automobilistico al mondo per dimensioni entro cinque anni".
Un'ambizione che stride con il momento difficile del colosso cinese, le cui azioni hanno subito un crollo del 45% e che deve fare i conti con un mercato interno in forte contrazione. Per realizzare questo obiettivo, BYD dovrebbe compiere un miracolo industriale, sorpassando il giapponese Toyota che nel 2025 ha venduto più del doppio dei veicoli del marchio cinese.
La strategia del gruppo si basa su due pilastri fondamentali: il boom dell'export, cresciuto del 65% nei primi cinque mesi dell'anno in mercati chiave come Brasile e Gran Bretagna, e l'accelerazione sulla produzione della Blade Battery di seconda generazione, considerata la vera arma segreta per rosicchiare quote di mercato a Toyota in Medio Oriente e nel Sud-est asiatico.
Lo scenario futuro e l'adattamento dell'Europa
Mentre la partita si gioca su scala globale, l'Europa cerca di adattarsi a una nuova realtà. L'attenzione si sta già spostando sulle ibride plug-in (Phev), attualmente escluse dai dazi aggiuntivi e dove i marchi cinesi hanno già conquistato circa il 30% del mercato, una "scappatoia" che secondo gli analisti potrebbe chiudersi nei prossimi 12 mesi con l'estensione dei dazi anche a questa categoria di veicoli.
Nel frattempo, i costruttori cinesi stanno aggirando le barriere commerciali anche con una strategia di produzione diretta in Europa, come dimostra l'accordo Geely-Ford per utilizzare l'impianto di Almussafes a Valencia o i piani di BYD per un nuovo stabilimento in Ungheria.
Una consulenza di Roland Berger stima che entro il 2040 i costruttori cinesi conquisteranno tra il 25 e il 34% del mercato mondiale, con sei aziende del Dragone tra i venti principali attori globali, e che l'Europa dovrà reagire in fretta, innovando e sfruttando la forza dei propri marchi per contenere l'avanzata, diventando molto più efficiente nei processi di sviluppo e produzione.
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