Auto elettriche cinesi, è record in Europa: una su sette arriva da Pechino
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Redazione Economia
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Il mercato delle auto elettriche in Europa continua a crescere a ritmi sostenuti e, con esso, la quota delle Bev di matrice cinese. Le vendite nei principali Paesi dell'Europa occidentale hanno raggiunto un nuovo massimo storico, conquistando il 14,2% del mercato, un dato che, secondo le rilevazioni di Schmidt Automotive Research, significa che circa un'auto a batteria su sette è oggi prodotta da una casa cinese.
Un'incidenza che segna un punto di svolta per l'intero settore, testimoniando come l'asse dell'industria automobilistica si stia spostando in modo sempre più netto verso Oriente. La corsa delle case cinesi non si ferma e, anzi, accelera, mettendo sotto pressione i colossi storici del Vecchio Continente, da tempo abituati a dettare legge nel segmento premium e in quello delle utilitarie.
La lezione che arriva dai numeri
Anni fa, prima della pandemia, durante un'intervista, l'amministratore delegato della Mercedes-Benz, Ola Källenius, si mostrò scettico riguardo alla possibilità che i costruttori cinesi potessero un giorno competere ad armi pari con l'eccellenza tedesca. Oggi, i numeri del primo semestre del 2026 restituiscono il conto di quella che molti definiscono una sottovalutazione storica. Con una quota del 14,2% nelle principali nazioni europee, l'offerta cinese ha smesso di essere una minaccia lontana per diventare una realtà concreta e consolidata.
Il predominio di Volkswagen, BMW e Mercedes, un tempo considerato inattaccabile, si è incrinato e la partita si gioca ora sul terreno dell'innovazione, dei costi e delle scelte industriali strategiche, con l'Europa che si trova a fare i conti con una concorrenza agguerrita e destinata a crescere.
Il piano industriale cinese per l'Europa
La penetrazione commerciale è solo la punta dell'iceberg di una strategia molto più ampia. I marchi asiatici, infatti, si stanno preparando a produrre direttamente nel Vecchio Continente, ridisegnando le geografie dei distretti automotive.
Geely, ad esempio, realizzerà alcune delle sue auto elettriche di fascia alta, come Zeekr e Lynk & Co, nel nuovo stabilimento Volvo in Slovacchia; Leapmotor, di cui Stellantis detiene il 21%, punta su Saragozza; Chery si è già insediata nell'ex stabilimento Nissan di Barcellona; Saic, proprietaria di Mg, ha scelto Ferrol, in Galizia, mentre Great Wall e Byd guardano all'Ungheria, con quest'ultima che ha deciso di costruire a Szeged la sua prima fabbrica europea.
Un mosaico che di fatto bypassa l'Italia, ancora legata alla Germania e alla sua complessa filiera della componentistica, premiando invece l'Est Europa e la Spagna come nuovi hub produttivi.
L'onda lunga dell'export: 500 modelli in sei mesi
La capacità produttiva della Cina ha raggiunto livelli impressionanti: nei primi sei mesi del 2026 i costruttori cinesi hanno lanciato oltre 500 nuovi modelli, quasi quattro al giorno, contro i 159 lanciati in quattro anni dagli Stati Uniti. Questa sovrapproduzione, che ha schiacciato i margini al 3,4%, alimenta un flusso crescente di export verso il Vecchio Continente, dove a giugno i marchi cinesi hanno toccato il 10,9% del mercato.
Un'ondata che non accenna a fermarsi e che sta trasformando il panorama automobilistico europeo, imponendo una riflessione profonda sul futuro della mobilità, delle alleanze industriali e delle politiche commerciali. Il Vecchio Continente si trova di fronte a una scelta epocale: adattarsi a questa nuova realtà o rischiare di rimanere indietro nella corsa all'auto elettrica.
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