La rabbia dei sindacati blocca la tangenziale dopo la morte di Francesco D'Alò
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Redazione Interno
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Un corteo di circa trecento persone, con gli elmetti bianchi dell’edilizia in testa, ha invaso la tangenziale nord di Bologna, trasformando un presidio in una protesta carica di simboli e dolore. Si sono seduti per cinque minuti sull’asfalto, dove giovedì all’alba Francesco D’Alò, 59enne operaio della 3S Safety di Faenza, è stato travolto da un furgone mentre segnalava la fine dei lavori in un cantiere di Autostrade per l’Italia.
La manifestazione, organizzata da Fillea, Fiom-Cgil, Feneal, Uilm-Uil e Fim-Cisl, è partita dalla rotonda di via Triumvirato, per poi dirigersi verso lo svincolo 4, accompagnata dalle note di «Miniera» di Claudio Villa, scelta non a caso per ricordare le cosiddette «morti bianche». I sindacati, che hanno proclamato uno sciopero, chiedono «chiarezza sulla catena degli appalti» e misure concrete per fermare quella che definiscono un’«ecatombe» di lavoratori.
D’Alò, assunto tramite un’agenzia di somministrazione, stava operando in un’area di manutenzione stradale quando è stato investito. La dinamica dell’incidente, avvenuto tra gli svincoli 3 e 4, è ancora al centro delle indagini, ma la protesta punta il dito contro le condizioni di sicurezza spesso precarie nei cantieri, soprattutto in quelli subappaltati.
Le forze dell’ordine hanno scortato il corteo, permettendo ai manifestanti di occupare temporaneamente la carreggiata senza incidenti. «Basta morti sul lavoro», si legge sugli striscioni, mentre i sindacati ribadiscono la necessità di un cambio di passo nelle politiche di prevenzione. Quella di D’Alò è solo l’ultima di una lunga serie di vittime, un nome che si aggiunge a una lista che, secondo i dati Inail, non accenna a ridursi.




