Cassa integrazione ex Ilva: sindacati chiedono ulteriore sforzo e tavolo a Palazzo Chigi
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Redazione Interno
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Si è concluso oggi, dopo oltre quattro ore di confronto, l’incontro tra le organizzazioni sindacali e i rappresentanti di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, presso il Ministero del Lavoro. L’obiettivo era discutere la proroga della cassa integrazione per i dipendenti, il cui termine era fissato proprio oggi, in seguito agli accordi siglati a luglio 2024. Sebbene i numeri della cassa integrazione mostrino un calo, i sindacati hanno ribadito la necessità di un ulteriore sforzo da parte delle istituzioni e dell’azienda, sottolineando l’urgenza di un tavolo di confronto a Palazzo Chigi.
Durante l’incontro, a cui hanno partecipato il direttore generale di Adi, Maurizio Saitta, e il direttore delle risorse umane, Claudio Picucci, i sindacati hanno espresso preoccupazione per il futuro dei lavoratori. La Fiom, in particolare, ha evidenziato come sia inaccettabile che i dipendenti e le loro rappresentanze debbano apprendere notizie cruciali attraverso gli organi di stampa, anziché essere coinvolti direttamente nei processi decisionali. «Se servirà, il tavolo ce lo andremo a conquistare», ha dichiarato un portavoce della Fiom, sottolineando la determinazione a non lasciare spazio a soluzioni calate dall’alto.
Anche altre sigle sindacali, come la FIM CISL, hanno confermato l’importanza di un confronto istituzionale più ampio. Valerio D’Alò, segretario nazionale della FIM CISL, e Biagio Prisciano, segretario generale per Taranto e Brindisi, hanno ribadito la necessità di garantire continuità agli ammortizzatori sociali, evitando che i lavoratori si trovino in una situazione di incertezza.
Nel frattempo, Peacelink, associazione ambientalista, ha rilanciato la propria posizione critica rispetto alla gestione dello stabilimento, chiedendo che venga negata l’autorizzazione a produrre fino a quando non saranno garantite condizioni di sicurezza e sostenibilità ambientale. Una richiesta che si intreccia con le rivendicazioni sindacali, ma che rimane in secondo piano rispetto alla priorità immediata: evitare il collasso sociale ed economico di migliaia di famiglie.




