La stangata della benzina dopo il ponte, i rincari colpiscono le regioni italiane in modo diseguale

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il rientro dal ponte del primo maggio, per milioni di automobilisti e motociclisti, si è trasformato in un conto salato quanto inaspettato: tra il giorno della festa dei lavoratori e il 5 maggio, la benzina ha subito un’impennata che in alcuni casi supera i 17 centesimi al litro, una variazione che – tradotta in un pieno – può arrivare a costare fino a 9,25 euro in più. A certificare il fenomeno è Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, il quale parla senza mezzi termini di una “stangata” per chi ha rimesso in moto la propria auto o la propria moto dopo la breve pausa festiva.

Ma la fotografia dei prezzi, se osservata con attenzione, rivela un andamento a due velocità. Mentre il gasolio – pur con qualche eccezione autostradale, dove cresce di appena 0,1 centesimi – risulta in calo in tutte le regioni, la benzina segna un aumento medio del 17,2 centesimi sulla rete autostradale e del 17,1 su quella stradale ordinaria, comprensiva delle province autonome di Bolzano e Trento. Un dato, quest’ultimo, che racconta come nessun territorio sia stato risparmiato, sebbene con intensità diverse.

Perché la benzina schizza e il diesel no

La ragione di questo andamento divergente va cercata in una precisa scelta di politica fiscale: lo sconto sulle accise della benzina, che era pari a circa 26 centesimi al litro, è stato ridotto a soli 6 centesimi a partire dal primo maggio. Un taglio secco, insomma, che ha riportato il peso delle imposte a livelli vicini a quelli precedenti agli interventi straordinari. Non a caso, secondo i dati del ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio della benzina in modalità self service sulla rete stradale nazionale ha toccato quota 1,937 euro al litro, una soglia che non si registrava dall’ottobre del 2023.

A complicare ulteriormente il quadro, poi, arriva il contesto internazionale: il conflitto in Medio Oriente, con le tensioni tra l’asse Stati Uniti-Israele e l’Iran, ha provocato un drastico rallentamento delle attività nello stretto di Hormuz – uno dei principali snodi per il trasporto del petrolio – e di conseguenza un aumento del costo delle materie prime energetiche. L’Europa, tra le regioni del mondo, è stata una delle più esposte a questa onda d’urto; tanto che diversi governi, compreso quello italiano, hanno dovuto adottare misure straordinarie per arginare l’impennata dei prezzi alla pompa.

Il divario tra benzina e gasolio si amplia

Proprio ieri, giovedì 7 maggio 2026, l’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit ha aggiornato le rilevazioni: sulla rete stradale nazionale, il self service per la benzina si attesta a 1,937 euro al litro, mentre il gasolio – pur restando su valori storicamente elevati – segna 2,037 euro al litro, in leggera discesa. Una dinamica, quella del diesel, che appare meno aggressiva rispetto alla benzina, ma che non deve trarre in inganno: il prezzo del gasolio resta infatti più alto di quello della benzina, un’inversione di tendenza rispetto al passato che continua a pesare sui consumatori.

Le rilevazioni autostradali, tradizionalmente più care di quelle urbane o extraurbane, confermano il trend: la benzina cresce ovunque, mentre il gasolio arranca. Nessuna regione, in questo senso, fa eccezione. Anche nei territori tradizionalmente virtuosi dal punto di vista dei prezzi, come alcune aree del Nordest o del Centro, l’incremento si è fatto sentire, sebbene con oscillazioni minime legate alla concorrenza locale e alla presenza di marchie low cost.

Accise, crisi internazionale e il peso sulle tasche degli italiani

Quel che appare chiaro, leggendo i numeri del ministero, è l’effetto combinato di due fattori: da un lato la riduzione del beneficio fiscale sulla benzina, voluta per riallineare le accise italiane a quelle europee dopo i mesi di intervento eccezionale; dall’altro le tensioni geopolitiche che tengono alto il prezzo del greggio. La guerra in Medio Oriente, in particolare, ha ridotto la sicurezza dei transiti nel Golfo Persico, e ogni timore su un’eventuale chiusura dello stretto di Hormuz si riflette immediatamente sulle quotazioni internazionali del petrolio.

L’Italia, che importa la quasi totalità del proprio fabbisogno energetico, subisce in pieno queste oscillazioni. Il governo, nei mesi scorsi, aveva già varato un pacchetto di misure per calmierare i prezzi, ma l’effetto di quegli interventi – come dimostra la rimodulazione delle accise – si sta gradualmente esaurendo. Per gli automobilisti e i motociclisti, la conseguenza è sotto gli occhi di tutti: fare il pieno, oggi, costa sensibilmente più di quanto accadesse prima del primo maggio. E il divario tra benzina e gasolio, lungi dall’attenuarsi, continua a raccontare una storia di prezzi sempre più disallineati.

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