Simest stanzia 800 milioni per le imprese colpite dalla crisi del Golfo
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Redazione Economia
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Non è certo la prima volta, negli ultimi mesi, che l’escalation delle tensioni nel Medio Oriente finisca per tradursi in una mazzata sui conti delle aziende italiane che guardano oltreconfine; stavolta però, a differenza di interventi precedenti, il meccanismo messo a punto da Simest – la società controllata da Cassa Depositi e Prestiti che segue l’internazionalizzazione del nostro tessuto produttivo – presenta un’architettura finanziaria più articolata, pensata per reggere l’urto di un blocco navale, quello dello Stretto di Hormuz, che ormai da settimane soffoca i flussi energetici globali. Con un pacchetto da 800 milioni di euro, reso operativo dal prossimo 25 maggio, l’ente intende offrire un doppio canale di respiro alle imprese esportatrici: da un lato finanziamenti a tassi agevolati, dall’altro contributi a fondo perduto che possono arrivare a coprire fino al 30% delle spese ammissibili. Una scelta, quest’ultima, che segna un’evidente accelerazione rispetto ai tradizionali strumenti di sostegno, solitamente sbilanciati verso il credito ordinario.
Energia e fatturato, la doppia soglia che apre le porte agli aiuti
Non tutte le aziende, però, potranno accedere alla misura: il regolamento stilato da Simest fissa due condizioni alternative, ma entrambe legate a doppio filo all’impatto diretto del conflitto con l’Iran. Da una parte, serve un incremento dei costi energetici – il classico effetto dell’impennata del petrolio e del gas naturale quando le rotte del Golfo vengono minacciate – non inferiore al 10% rispetto a un periodo di riferimento ancora da definire nei dettagli operativi; dall’altra, in alternativa, vale una riduzione del fatturato estero della stessa entità percentuale, purché dovuta alle turbolenze nell’area di Hormuz. Le destinatarie principali sono le imprese esportatrici in senso stretto, ma il provvedimento include anche quelle che appartengono a filiere strategiche a vocazione internazionale, come l’automotive, la meccanica strumentale e la chimica di base. Una precisazione non secondaria, perché allarga di fatto il perimetro della protezione a molti subfornitori che, pure senza esportare direttamente, alimentano catene del valore esposte agli shock esterni.
La crisi diplomatica che non accenna a risolversi e il nodo Hormuz
Sullo sfondo, naturalmente, resta l’impasse della diplomazia: nessun canale negoziale aperto ha finora prodotto una via d’uscita credibile dal braccio di ferro con Teheran, e il blocco dello Stretto – teatro di episodi che le cronache internazionali definiscono ormai come un’ostruzione sistematica – continua a tenere sotto scacco non solo le compagnie di navigazione, ma l’intera filiera dell’approvvigionamento. Le navi cisterna che quotidianamente avrebbero dovuto attraversare quel corridoio d’acqua tra Iran e Oman vengono dirottate, ritardate o fermate; i premi per i rischi bellici sono schizzati verso livelli che molti analisti definiscono da “zona grigia di conflitto”. Ecco perché l’intervento di Simest, pur nella sua natura di sostegno finanziario, assume quasi i tratti di uno scudo temporaneo per quelle realtà – spesso a conduzione familiare, ma non solo – che senza questa iniezione di liquidità sarebbero costrette a ridurre gli ordini, posticipare le consegne o, nei casi più gravi, fermare gli stabilimenti.
Dalle imprese energivore a quelle già provate dal caro bollette
Un segmento particolarmente attenzionato dalla nuova misura è quello delle cosiddette imprese energivore, ossia quelle per cui l’energia rappresenta una quota rilevante dei costi di produzione: acciaierie, vetrerie, cementifici, cartiere. Per queste realtà, il pacchetto da 800 milioni prevede una declinazione potenziata dell’aiuto, sebbene il comunicato ufficiale – diffuso dall’agenzia Ansa lo scorso 29 aprile, con una foto del presidente Alessandro Di Marco – non entri nel dettaglio dei coefficienti moltiplicatori. Resta il fatto che, in un contesto di crisi energetica ormai strutturale aggravata dal fattore geopolitico, la scelta di Simest di attivare una linea dedicata alle esportatrici rappresenta una deviazione significativa rispetto ai tradizionali interventi emergenziali, spesso troppo generici per fare davvero la differenza. Le risorse, a quanto si apprende, verranno erogate attraverso una procedura semplificata, con una valutazione delle domande che promette di essere più rapida rispetto ai lenti meccanismi dei bandi europei; ma sarà solo l’evidenza dei prossimi mesi, ovviamente, a dire se gli 800 milioni basteranno a tamponare una ferita che, nel Golfo, continua ad allargarsi giorno dopo giorno.




