Auto europee, Francia e Germania trattano sulla svolta del 2035
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Redazione Economia
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Francia e Germania sono vicine a un accordo sulle auto europee e sulle regole del 2035, con l’obiettivo di modificare il percorso previsto per la riduzione delle emissioni e rafforzare la produzione interna. Il compromesso in discussione punta a conciliare la transizione ambientale con la difesa dell’industria automobilistica del continente.
Il confronto sul futuro dei motori dopo il 2035
La trattativa tra Parigi e Berlino riguarda uno dei punti centrali della politica industriale europea: il progressivo superamento dei motori termici nelle nuove immatricolazioni. L’intesa allo studio prevede un ulteriore allentamento degli obiettivi sulle emissioni di CO2, con una riduzione indicata all’80% rispetto ai limiti inizialmente previsti, lasciando maggiore spazio a tecnologie diverse dall’elettrico puro.
La revisione delle regole nasce dalle difficoltà incontrate dal settore automobilistico europeo, alle prese con costi elevati, rallentamento della domanda di veicoli elettrici e pressione dei produttori cinesi. I costruttori chiedono maggiore flessibilità normativa per accompagnare la trasformazione industriale senza compromettere stabilimenti e occupazione.
Il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Stéphane Séjourné, intervenendo al Paris Automotive Summit durante il Salone dell’Auto di Parigi, ha spiegato che gli impegni assunti dall’Unione europea devono ora tradursi in misure operative, sottolineando la necessità di decisioni rapide per il comparto.
La richiesta del Made in Europe e la sfida cinese
Il possibile accordo franco-tedesco collega la maggiore flessibilità sulle emissioni a un rafforzamento dei requisiti per accedere agli incentivi pubblici. La proposta è quella di favorire veicoli, componenti e batterie prodotti in Europa, creando un legame più stretto tra sostegno pubblico e filiera industriale interna.
La Francia spinge per una definizione restrittiva del concetto di “Made in Europe”, mentre la Germania sostiene una linea più ampia che includa anche Paesi con accordi commerciali con l’Unione europea. Il confronto riguarda quindi non solo le emissioni, ma anche le condizioni di accesso ai finanziamenti e agli incentivi destinati alla mobilità sostenibile.
Tra le aziende automobilistiche europee è cresciuta la pressione sui governi per una strategia comune. Oliver Blume, amministratore delegato di Volkswagen, Antonio Filosa alla guida di Stellantis e François Provost hanno chiesto interventi per evitare una perdita di competitività rispetto ai produttori asiatici.
La revisione del Green deal e il nuovo equilibrio industriale
La possibile modifica della normativa sul 2035 rappresenta un cambiamento significativo rispetto alla linea originaria del Green deal europeo, che prevedeva per le nuove auto una riduzione del 100% delle emissioni di CO2. La revisione delle regole era già entrata nel dibattito europeo dopo le richieste di alcuni Stati membri e delle associazioni industriali.
Il confronto coinvolge anche la Commissione europea, chiamata a trovare un equilibrio tra obiettivi climatici e tutela della manifattura automobilistica. Il settore rappresenta una delle principali filiere industriali dell’Unione e la competizione con i produttori cinesi ha accelerato la richiesta di nuove misure di protezione.
Emmanuel Macron ha definito imminente un’intesa con Berlino, spiegando che il pacchetto dovrà contemporaneamente proteggere l’industria europea, mantenere gli obiettivi di decarbonizzazione e aumentare la competitività del continente.
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