Auto, Urso: “Basta rinvii, la Ue cambi rotta sulla transizione all’elettrico”

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Redazione Economia Redazione Economia   -   In un momento cruciale per le sorti industriali del continente, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha lanciato un appello netto e diretto alle istituzioni comunitarie, affinché rivedano integralmente l’approccio alla transizione verso la mobilità elettrica. “L’auto, da simbolo della crisi, deve diventare il simbolo della rinascita industriale europea”, ha dichiarato Urso nel corso di un punto stampa tenutosi al Mimit, durante il Forum ministeriale italo-tedesco, al quale partecipava anche la ministra federale dell’Economia e dell’Energia della Germania, Katherina Reiche. La sua posizione, che trova un solido allineamento con quella espressa dall’amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, sottolinea come il comparto automobilistico rappresenti, nella sua complessità, la sintesi di tutte le industrie strategiche – dall’intelligenza artificiale alla microelettronica, dalla siderurgia alla chimica – e richieda pertanto un intervento immediato e lungimirante, non più dilazionabile.

La richiesta di una revisione strutturale

L’invito del ministro, che ha escluso la mera adozione di “misure tampone”, si concretizza nella richiesta di una profonda revisione del regolamento comunitario, un tema sul quale, come ha annunciato, Italia e Germania hanno elaborato un documento congiunto la cui pubblicazione è imminente. Tale iniziativa si inserisce in un quadro europeo in evidente movimento, dove il dibattito sulle tempistiche dello stop alla vendita dei motori endotermici, attualmente fissato al 2035, si è riaperto con forza, spingendo la Commissione a valutare un possibile slittamento al 2040. In questo scenario, caratterizzato da incertezze e dalla ricerca di un nuovo equilibrio, il governo italiano chiede non un semplice rinvio, ma un cambio di paradigma che garantisca maggiore flessibilità tecnologica e condizioni competitive sostenibili per le imprese continentali.

Il contesto europeo e le aperture francesi

La posizione italiana, peraltro, non sorge isolata, ma trova eco in significative aperture provenienti da altri Stati membri chiave. La Francia, in particolare, attraverso una missiva firmata da cinque suoi ministri e indirizzata alla Commissione Europea, ha espresso un sostegno “condizionato” alla revisione del pacchetto auto, chiedendo l’introduzione di deroghe e flessibilità mirate. I membri del governo, i cui nomi sono stati ampiamente riportati dalla stampa transalpina, hanno sottolineato la necessità di meccanismi normativi che, nel rispetto della neutralità tecnologica, incentivino concretamente la produzione industriale in Europa, salvaguardando così l’occupazione e la competitività del settore. Questa convergenza di intenti tra alcune delle principali economie continentali indica una pressione crescente su Bruxelles per una sterzata politico-industriale.

I nodi competitivi e il tavolo di confronto

Accanto alle questioni normative, il ministro Urso ha evidenziato, richiamando anche le osservazioni di Filosa, i problemi strutturali che minano la competitività del sistema-Paese, a partire dai costi dell’energia e del lavoro, elementi che rischiano di compromettere la transizione se non adeguatamente affrontati. Per coordinare una strategia nazionale di risposta a queste sfide, il ministro ha annunciato la ripresa del tavolo auto a partire dal prossimo gennaio, un foro di confronto istituzionale che dovrà definire le linee guida per accompagnare la filiera in un passaggio epocale, il cui esito è ancora tutto da scrivere e che richiede, secondo l’esecutivo, una regia chiara e coraggiosa da parte dell’Unione.

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