Portaerei Charles de Gaulle in rotta per il Mediterraneo, Macron conferma: «Abbattuti droni»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente francese Emmanuel Macron, nel corso di un discorso televisivo alla nazione dedicato all'aggravarsi della crisi in Medio Oriente, ha annunciato il ridispiegamento della portaerei Charles de Gaulle, attualmente impegnata nel mar Baltico, verso il Mediterraneo. Una decisione, questa, che giunge a poche ore dagli attacchi che hanno coinvolto anche basi francesi nella regione, due delle quali, come ha precisato lo stesso capo dell'Eliseo, sono state oggetto di «bombardamenti limitati» nelle fasi iniziali del conflitto, riportando danni materiali senza peraltro causare vittime tra il personale. Il simbolo della potenza militare parigina, unità a propulsione nucleare tra le più avanzate in Europa, lascerà dunque le acque settentrionali per proiettarsi verso uno scenario operativo complesso, dove la tensione con la Repubblica Islamica dell'Iran è ormai ai massimi storici. Contestualmente al movimento della portaerei, Macron ha ordinato il potenziamento dello scudo difensivo a Cipro, isola membro dell'Unione Europea con cui Parigi ha recentemente stretto un accordo di cooperazione strategica, attraverso l'invio della fregata Languedoc e di ulteriori batterie di sistemi antiaerei, a protezione dello spazio aereo di un alleato che si trova in prima linea.

L'Eliseo e la difesa dei cieli alleati tra raid e droni abbattuti

Nel suo intervento, Macron ha rivendicato l'azione delle forze armate francesi, le quali, ha spiegato, hanno già operato in funzione difensiva abbattendo velivoli senza pilota che minacciavano gli alleati. «Abbiamo abbattuto dei droni per legittima difesa, fin dalle prime ore del conflitto», ha dichiarato il presidente, sottolineando come l'intervento sia stato finalizzato a proteggere lo spazio aereo di quei Paesi, tra cui Qatar, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti, legati alla Francia da veri e propri accordi di difesa. Il dispiegamento di cacciabombardieri Rafale e di radar aerotrasportati, già rafforzato nelle ultime ore, rappresenta una risposta immediata a un'offensiva che, per stessa ammissione del Quirinale, ha visto l'Iran agire con droni e missili contro obiettivi statunitensi e israeliani, allargando di fatto il conflitto all'intera area mediorientale. La mossa di Parigi, pur inserita in un quadro di sostegno ai partner regionali, mira anche a garantire la sicurezza delle proprie installazioni e dei circa 400mila cittadini francesi che risiedono o si trovano di passaggio nei dodici Paesi dell'area direttamente interessati dall'escalation.

L'attribuzione delle responsabilità a Teheran e le crepe nel diritto internazionale

Nel suo discorso, il presidente francese non ha risparmiato critiche nei confronti della leadership iraniana, attribuendole una «responsabilità principale» nella genesi della crisi. Macron ha ripercorso le accuse a Teheran, rea di aver sviluppato un programma nucleare considerato pericoloso e capacità missilistiche balistiche senza precedenti, oltre ad aver finanziato e armato gruppi definiti terroristici negli Stati confinanti, contribuendo a destabilizzare l'intero tessuto geopolitico della regione. Un passaggio, questo, che il capo dell'Eliseo ha voluto legare anche alla repressione interna, ricordando le migliaia di vittime tra i manifestanti durante le proteste dello scorso gennaio, quando, secondo le sue parole, «il governo iraniano ha dato l'ordine di sparare sul proprio popolo». Ciononostante, Macron ha assunto una posizione di equilibrio critico, osservando come gli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele contro obiettivi in Iran siano avvenuti «al di fuori del diritto internazionale», una precisazione non secondaria che sottolinea la volontà francese di distinguersi dalle operazioni belliche anglosassoni pur condividendo la necessità di contrastare l'asse sciita.

La proiezione della marina francese e le rotte marittime contese

La decisione di inviare la Charles de Gaulle non rappresenta soltanto un gesto di deterrenza, ma si inserisce in una strategia più ampia volta a preservare la libertà di navigazione in acque strategicamente vitali per l'economia globale, dal canale di Suez allo stretto di Ormuz. Macron ha infatti accennato all'intenzione di «costruire una coalizione per riunire i mezzi, anche militari, al fine di riprendere e mettere in sicurezza il traffico marittimo», un riferimento esplicito alla necessità di contrastare eventuali blocchi navali o atti di sabotaggio che potrebbero paralizzare i flussi energetici e commerciali. La fregata Languedoc, già operativa in queste ore al largo di Cipro, sarà il primo tassello di un dispositivo navale destinato a crescere con l'arrivo del gruppo da battaglia della portaerei, rafforzando la presenza europea in uno scacchiere dove gli equilibri sono messi a dura prova dalla reazione iraniana e dalle ripercussioni sugli stati vicini, incluso il Libano dove Hezbollah ha compiuto «un grande errore» attaccando Israele e mettendo a repentaglio la popolazione libanese.

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