Attacchi ucraini colpiscono infrastrutture energetiche russe, Mosca parla di droni abbattuti
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Redazione Esteri
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Nella giornata di ieri, le forze ucraine hanno condotto una serie di attacchi con droni contro obiettivi strategici in territorio russo, colpendo, tra gli altri, un terminal petrolifero a Ust-Luga e la centrale nucleare di Kursk. Il governatore dell’oblast di Leningrado, Alexander Dozdenko, ha dichiarato che “i detriti di un drone hanno causato un incendio al terminal Novatek”, aggiungendo che i servizi di emergenza erano immediatamente intervenuti per domare le fiamme. L’impianto, di proprietà del colosso energetico Novatek, rappresenta un nodo cruciale per l’esportazione di idrocarburi russi.
Parallelamente, secondo quanto riportato dalle autorità di Mosca, un altro drone avrebbe preso di mira la centrale nucleare di Kursk, una struttura di vitale importanza gestita dalla società statale Rosenergoatom e situata a una sessantina di chilometri dal confine ucraino, in una regione parzialmente interessata dall’offensiva di Kyiv dello scorso agosto. L’attacco, stando alle ricostruzioni russe, avrebbe danneggiato un trasformatore ausiliario, provocato un incendio e ridotto della metà la capacità operativa di uno dei quattro reattori RBMK, lo stesso tipo di quelli di Černobyl', sebbene senza che si registrassero aumenti nei livelli di radiazioni.
Il ministero della Difesa russo ha affermato di avere abbattuto, nel corso della notte, ventuno droni ucraini, due dei quali sarebbero stati individuati mentre sorvolavano il distretto di Mosca. La maggior parte dei velivoli senza pilota, secondo il comunicato, è stata intercettata sopra la regione di Smolensk, mentre altri sono stati rilevati e neutralizzati nei cieli di Bryansk, Oriol, Kaluga e Tver. In seguito, nelle prime ore del mattino, un altro paio di droni sarebbe stato abbattuto nella regione di Kursk.




