Droni ucraini nel Mar d'Azov: 90 navi russe colpite in sette giorni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La guerra tra Russia e Ucraina, ormai proiettata in una dimensione che abbraccia terra, cielo e mare, registra un’escalation significativa nelle acque del Mar d'Azov. Negli ultimi sette giorni, tra il 6 e il 12 luglio, Kiev ha rivendicato una delle campagne più ampie e sistematiche contro la logistica navale russa dall’inizio del conflitto, dichiarando di aver colpito 90 navi, un numero che, se confermato, segnerebbe un punto di svolta nelle operazioni militari nel teatro meridionale.

L'offensiva, pianificata nei minimi dettagli e portata avanti con un impiego massiccio di droni navali e aerei, ha preso di mira non solo le unità militari ma, in modo particolare, quelle petroliere, i traghetti, i rimorchiatori e le navi da carico che costituiscono l’ossatura del supporto logistico all'apparato bellico di Mosca, un sistema che cerca di aggirare le sanzioni occidentali per mantenere fluido il flusso di rifornimenti verso i territori occupati e la Crimea.

L'obiettivo strategico nel mirino di Kiev

La strategia ucraina appare chiara e chirurgica: colpire il pilastro dell'economia russa, quel petrolio che finanzia la macchina da guerra del Cremlino, per costringere Mosca a un difficile negoziato. Questa tattica, che si sta rivelando sempre più incisiva, non si limita alle acque del Mar d'Azov ma si estende alle stesse infrastrutture petrolifere situate in territorio russo, anche a notevole distanza dal fronte. La decisione di Kiev di colpire le raffinerie, come dimostra l'attacco a quella di Saratov e, ancor più emblematicamente, a quella di Omsk in Siberia, distante oltre 2.

500 chilometri dal confine ucraino, rappresenta un salto di qualità nella guerra con i droni, evidenziando una capacità operativa che preoccupa non poco la leadership russa. L'impianto di Omsk, uno dei più grandi del paese, è stato infatti costretto a chiudere dopo l'attacco, un evento che si ripete con frequenza sempre maggiore, mettendo in ginocchio la capacità di raffinazione e creando seri problemi di approvvigionamento di carburante per l'esercito e per la popolazione civile.

Le dichiarazioni del comando ucraino

A dare il quadro dell'offensiva è stato il comandante delle Forze dei sistemi aerei senza pilota di Kiev, Robert Brovdi, il quale ha fornito dettagli inquietanti sull'operazione, precisando che nella sola giornata del 12 luglio sono state colpite 14 navi russe, di cui ben 10 erano petroliere. Brovdi ha inoltre diffuso attraverso il suo canale Telegram un filmato che, secondo quanto affermato dallo stesso comando, documenterebbe la dinamica degli attacchi, mostrando i droni che puntano i bersagli navali fino al momento dell'impatto, quando la comunicazione viene persa.

Questa comunicazione, carica di valore propagandistico, mira a dimostrare l'efficacia delle nuove tattiche ucraine e la crescente vulnerabilità della flotta russa, costretta a muoversi in un mare ormai divenuto un campo minato dove ogni imbarcazione, piccola o grande che sia, rappresenta un potenziale obiettivo per gli operatori dei droni.

L'impatto sulla logistica russa

L'accumulo di questi attacchi, che vanno dalle petroliere in navigazione alle infrastrutture di terra, sta mettendo a dura prova la capacità di Mosca di mantenere efficiente la sua catena di approvvigionamento. Il Mar d'Azov, un bacino di vitale importanza per i collegamenti tra la Russia meridionale e i territori occupati, sta diventando un teatro operativo sempre più pericoloso, costringendo le navi russe a modificare le rotte e a navigare con maggiore cautela, rallentando di fatto le operazioni logistiche.

L'offensiva ucraina, che si inserisce in un più ampio disegno strategico volto a indebolire la potenza economica e militare del nemico, sfrutta la tecnologia dei droni per colpire dove fa più male, dimostrando come l'innovazione tecnologica possa riequilibrare, almeno in parte, un conflitto che vede contrapposte forze numericamente e materialmente molto diverse.

La risposta della Russia, che finora ha cercato di contrastare la minaccia con sistemi di difesa costieri e aerei, appare in difficoltà nel fronteggiare un nemico che colpisce con una mobilità e una precisione sempre maggiori, rendendo il Mare d'Azov un vero e proprio fronte caldo della guerra.

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