Droni ucraini, maxi offensiva nel Mar d'Azov contro le navi russe

Droni ucraini, maxi offensiva nel Mar d'Azov contro le navi russe
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   I droni ucraini hanno colpito 90 navi russe nel Mar d'Azov tra il 6 e il 12 luglio, secondo quanto rivendicato dai vertici militari di Kiev, in una delle più vaste campagne contro la logistica navale russa dall'inizio del conflitto. L'offensiva ha interessato petroliere, traghetti, rimorchiatori e navi da carico utilizzate per sostenere l'apparato bellico di Mosca e per aggirare le sanzioni occidentali. La guerra tra Russia e Ucraina continua quindi a spostarsi sempre più anche sul fronte dei droni, con obiettivi legati ai trasporti e alle infrastrutture strategiche.

La nuova offensiva dei droni ucraini contro la logistica russa

La campagna nel Mar d'Azov si inserisce nella strategia ucraina di colpire i mezzi che garantiscono il funzionamento della macchina militare russa. Secondo le informazioni fornite dai vertici militari ucraini, le navi raggiunte dagli attacchi comprendono diverse tipologie di imbarcazioni impiegate per il trasporto e il sostegno delle operazioni. L'obiettivo dichiarato è limitare le capacità logistiche della Russia attraverso azioni mirate contro asset considerati fondamentali per il mantenimento dello sforzo bellico.

Parallelamente agli attacchi nel settore navale, Kiev ha intensificato le operazioni con droni contro le infrastrutture petrolifere russe. L'ultima raffineria colpita in ordine di tempo è stata quella di Saratov, mentre in precedenza un attacco aveva interessato l'impianto di Omsk, in Siberia, considerato la più grande raffineria del Paese. La capacità produttiva ucraina nel settore dei droni viene indicata come una minaccia per Mosca, soprattutto per la possibilità di raggiungere obiettivi lontani dal territorio controllato dall'Ucraina.

Gli attacchi alle raffinerie russe e il ruolo del petrolio

La raffineria di Omsk si trova a oltre 2.500 chilometri dal confine ucraino ed è stata colpita da un drone delle forze di Kiev. L'impianto, dopo l'attacco, è stato costretto alla chiusura insieme ad altre raffinerie russe già interessate dalle operazioni ucraine. Le infrastrutture petrolifere e le navi petroliere sono diventate obiettivi frequenti della strategia di Kiev, che punta a colpire il settore energetico considerato centrale per le entrate della Russia.

Gli attacchi alle raffinerie hanno coinvolto diversi impianti in varie aree del Paese. La raffineria di Kapotnya, gestita da Gazprom Neft, che copriva il 35-40% del fabbisogno di carburante di Mosca, è stata colpita il 16 e il 18 giugno e resterà ferma almeno fino alla fine del 2026. Anche la raffineria di Ryazan è fuori servizio dal 15 giugno, mentre quella di Nižnij Novgorod, il secondo produttore di benzina della Russia, è stata colpita il 24 giugno e nuovamente il 2 luglio.

L'attacco alla raffineria di Omsk rappresenta l'ultimo episodio della serie di operazioni condotte con droni contro il comparto energetico russo. L'impianto si trova in Siberia ed è stato raggiunto da un drone a circa 2.400 chilometri di distanza dal territorio controllato dall'Ucraina. La strategia di Kiev mira a colpire il petrolio, indicato come uno dei pilastri dell'economia russa e una delle principali fonti di finanziamento della guerra.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.