Stefania Sandrelli, cinquant'anni dopo "Novecento": "Bertolucci pensava solo a me per il ruolo"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il telefono squillò e quella voce, inconfondibile, le rivolse una proposta a cui, come avrebbe poi confessato, non seppe e non volle dire di no. Bernardo Bertolucci, che la chiamò senza preamboli, le spiegò di essere grato a un’attrice precedentemente pensata per la parte – un’attrice alla quale doveva molto per un successo precedente – ma di aver avuto, in fondo, sempre il suo nome in testa. «Mi meravigliai un po’», ricorda oggi Stefania Sandrelli, «perché si trattava di un’opera enorme, di un impegno che definire importante è dir poco, e il tono era così diretto, quasi confidenziale». L’invito, perentorio, fu di raggiungerlo subito, approfittando di un momento di libertà dopo la fine delle riprese di "C’eravamo tanto amati". Quella chiamata segnò l’inizio di un’esperienza che, a distanza di mezzo secolo, l’interprete continua a considerare una parte fondamentale del proprio percorso umano e artistico, un crocevia creativo dove nacquero legami destinati a durare.
Un cordone ombelicale con il regista e il personaggio di Anita
Con Bertolucci, del resto, si stabilì immediatamente un’intesa profonda, «una sorta di cordone ombelicale» che rese il lavoro sul set di "Novecento" particolarmente fluido e intenso. Il personaggio affidatole, Anita, una donna impegnata a difendere gli anziani nella Casa del Popolo, le apparve subito come una veste cucita addosso, una parte per la quale si sentì naturalmente predisposta. Quel ruolo, ambientato nel quadro epico e grandioso della lotta di classe nella campagna emiliana, le permise di misurarsi con un cinema di ambizione internazionale, accanto a un cast stellare che includeva nomi del calibro di Robert De Niro e Gérard Depardieu. Proprio con i due colleghi stranieri, Sandrelli visse momenti di cui conserva un ricordo vivido e, a tratti, divertito, come quando ammette che con l’attore statunitense ci furono «qualche bacetto rubato» durante le pause delle riprese.
Retroscena sul set: i baci con De Niro e la gelosia di Depardieu
Quelle effusioni, per quanto fugaci e leggere, non passarono inosservate agli occhi di un Depardieu che, racconta l’attrice, «mi fece capire immediatamente che ero “sua”», mostrando una certa gelosia nei confronti del collega. L’atmosfera sul set, pur nella sua grandiosità e complessità, era dunque percorsa da queste dinamiche umane, da piccole storie personali che si intrecciavano alla narrazione monumentale del film. Sandrelli, oggi, rievoca quei giorni con la chiarezza di chi ha metabolizzato un’esperienza totale, che va ben al di là della semplice interpretazione di una parte, toccando i nervi scoperti delle relazioni e delle affinità elettive che solo un progetto così corale e impegnativo poteva generare.
Il Sudestival 2026 celebra l'anniversario con Sandrelli ospite d'onore
A sancire l’importanza di questa ricorrenza ci pensa ora il Sudestival di Monopoli, la cui ventiseiesima edizione, in programma dal 16 gennaio al 14 marzo del 2026, ha scelto proprio l’omaggio a Bernardo Bertolucci e al suo capolavoro come perno della rassegna. Ad aprire il festival, che per otto fine settimana trasformerà la città pugliese in una capitale invernale del cinema italiano con oltre sessanta proiezioni, concorsi e eventi speciali, sarà proprio Stefania Sandrelli nella veste di ospite d’onore. La serata inaugurale, che prevede la proiezione integrale dell’opera, insieme a una retrospettiva dedicata al regista scomparso, rappresenta il tributo più appropriato a un film che ha segnato un’epoca, riportando al centro della riflessione non solo il suo valore estetico e storico, ma anche il reticolo di emozioni e ricordi che ancora custodiscono i suoi protagonisti.




