"La via di casa", a Roma il Senegal di chi resiste alla migrazione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una spiaggia affollata di piroghe all’alba, barche che potrebbero solcare il Mediterraneo verso l’Europa ma che invece restano ancorate alla sabbia, simbolo di una scelta precisa: quella di chi ha deciso di non partire. È questo il cuore di "La via di casa", la mostra fotografica inaugurata a Roma, curata dal giornalista del Tg5 Mario Bonito e dalla fotografa Sara Lamassa. Attraverso scatti che catturano la quotidianità del Senegal, il progetto racconta storie di resistenza, di chi ha scelto di costruire il proprio futuro senza abbandonare la terra d’origine, sfidando la narrazione dominante che vede nell’emigrazione l’unica via di riscatto.

Le immagini, che ritraggono pescatori, artigiani e famiglie, rivelano un paese vivo, capace di reinventarsi nonostante le difficoltà economiche. Quello che emerge è un Senegal lontano dagli stereotipi, dove il legame con le radici diventa una forma di resistenza silenziosa ma determinata.

Garlasco, il sindaco contro lo stigma dell’omertà

«Nessuno si permetta di definirci omertosi». A pronunciare queste parole, con tono pacato ma fermo, è Simone Molinari, sindaco di Garlasco dal 2021, mentre risponde alle domande sulla riapertura dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. Il caso, risalente al 2007, è tornato alla ribalta con nuove testimonianze e indagini, scatenando un assedio mediatico che ha spinto il primo cittadino a firmare un’ordinanza urgente: da fine maggio, via Pascoli è stata interdetta a veicoli, ciclisti e pedoni, con l’eccezione dei residenti, presidiata da transenne e controlli.

Quella di Garlasco è una ferita mai rimarginata, riaccesa da dettagli inquietanti: case abbandonate dove luci si accendono di notte, rumori inspiegabili, automobili sospette. Piccoli indizi che alimentano domande mai sopite. A Gropello Cairoli, paese vicino al luogo del delitto, si riaffacciano i fantasmi di una vicenda che, dopo diciotto anni, continua a dividere.

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