Tragedia nel Cilento, il conducente del furgone indagato per la morte dei due giovani fidanzati

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Procura di Vallo della Lucania, che coordina le indagini sullo schianto avvenuto in località Ripe Rosse, nel territorio di Montecorice, ha notificato un avviso di garanzia per omicidio stradale plurimo al conducente quarantaduenne del furgone coinvolto nel sinistro che non ha lasciato scampo a Michele Pirozzi, di ventinove anni, e alla sua fidanzata Maria Magliocco, di ventiquattro. Il provvedimento, atto dovuto in fase di accertamento, formalizza la posizione dell’uomo, un pasticciere della zona rimasto lievemente ferito nello scontro, che ora risulta indagato. Gli inquirenti, come si apprende da fonti vicine alla vicenda, stanno vagliando con attenzione ogni elemento utile a ricostruire la dinamica di quei minuti fatali, avvenuti nella notte tra venerdì tredici e sabato quattordici marzo. Dai primi accertamenti svolti sul conducente del mezzo, un Citroen Jumper, è emersa la negatività all’alcol test, mentre il referto per l’assunzione di sostanze stupefacenti avrebbe dato esito positivo, sebbene siano in corso le controanalisi per confermare il dato. Agli investigatori dei carabinieri della Compagnia di Agropoli, l’indagato avrebbe riferito che la Volkswagen Polo sulla quale viaggiavano i due giovani sopraggiungeva a forte velocità e che, nel tentativo di evitare un impatto frontale, avrebbe compiuto una brusca manovra, finendo con il suo furgone ai margini della carreggiata. Un elemento, questo, che tuttavia non troverebbe riscontro nei rilievi effettuati sull’asfalto, dove non sarebbero state rinvenute tracce di frenata.

Nel pomeriggio di oggi, intanto, presso l’obitorio dell’ospedale “San Luca” di Vallo della Lucania, i medici legali hanno dato corso all’esame autoptico sui corpi delle due vittime, un atto irrinunciabile per stabilire con precisione le cause del decesso, avvenuto dopo un volo di circa duecento metri nella scarpata a picco sul mare. Alla presenza dei consulenti nominati dalle famiglie, che pure si sono costituite parte civile in questo primo stadio dell’inchiesta, i periti incaricati dal pubblico ministero hanno prelevato i campioni biologici necessari per le analisi tossicologiche. I risultati di questi esami, che si aggiungono a quelli già disposti sul conducente, saranno cruciali per chiarire se anche i due ragazzi avessero fatto uso di alcol o sostanze prima di mettersi in viaggio e, di conseguenza, per stabilire le rispettive responsabilità nell’esatta ricostruzione dell’incidente. Si attendono ora le risultanze di questi approfondimenti, che potrebbero richiedere diverse settimane, mentre gli investigatori continuano a raccogliere testimonianze e a verificare ogni passaggio.

Il giallo della guardia medica e le condizioni della strada

Un tassello che gli inquirenti stanno cercando di incastonare nella sequenza degli eventi riguarda quanto accaduto nelle ore immediatamente precedenti il tragico schianto. Stando a quanto ricostruito, Michele e Maria, prima di rimettersi in viaggio, si erano recati presso il presidio di guardia medica di Agnone Cilento, una frazione del comune di Montecorice. Secondo le prime informazioni, confermate da più fonti, uno dei due giovani avrebbe accusato un malore, ma l'accesso al medico di turno avrebbe degenerato in un acceso diverbio. I toni della discussione sarebbero stati talmente accesi che il professionista, sentitosi minacciato, avrebbe ritenuto necessario richiedere l'intervento dei carabinieri. I militari, una volta allertati, si sono recati sul posto, ma della coppia non c'era più traccia: i due, infatti, si erano già allontanati a bordo della loro autovettura, presumibilmente diretti verso casa a Capaccio Paestum. Non è chiaro se l'alterazione emotiva derivata da questo episodio possa aver influito sulla condotta di guida del ventinovenne Michele Pirozzi, né se vi sia un nesso diretto con la decisione, pochi minuti dopo, di effettuare un'inversione di marcia per tornare indietro, forse per recuperare un oggetto dimenticato, come qualche ipotesi investigativa suggerisce. L'analisi dei tabulati telefonici e del traffico dati dei cellulari dei due ragazzi potrebbe fornire risposte più precise in merito ai loro spostamenti e alle comunicazioni nelle ultime ore di vita.

Un impatto fatale e una ringhiera che non ha retto

L'attenzione degli inquirenti, oltre che sulla dinamica tra i due veicoli, si è inevitabilmente concentrata anche sulle condizioni del guardrail nel punto in cui la Polo è precipitata nel vuoto. La vettura dei due fidanzati, dopo l'urto con il furgone, è stata sbalzata contro la ringhiera di protezione della strada provinciale che costeggia il mare, in un tratto particolarmente suggestivo ma pericoloso, noto come Ripe Rosse. La barriera, che secondo una prima sommaria constatazione visiva apparirebbe in più punti deteriorata dall'azione della salsedine e dagli agenti atmosferici, non ha opposto la resistenza necessaria per trattenere il veicolo, cedendo all'impatto e consentendo così la rovinosa caduta di duecento metri sugli scogli sottostanti. Il legale della famiglia di Maria Magliocco, intervenuto sulla vicenda, ha già sollevato più di un dubbio sull'idoneità di quel tipo di protezione, definendola più simile a una ringhiera da balcone che a un sistema di sicurezza passivo in grado di assorbire l'energia di un urto. Un accertamento tecnico sul manufatto, volto a verificarne lo stato di manutenzione e la conformità alle normative vigenti, è stato pertanto disposto e potrebbe aprire ulteriori scenari sulla responsabilità dell'ente gestore della strada. L'auto, una Volkswagen Polo, è stata infine recuperata dai vigili del fuoco con l'ausilio di una gru, mentre i corpi dei due giovani, sbalzati fuori dall'abitacolo nonostante indossassero le cinture di sicurezza, sono stati cercati per ore nella notte da sommozzatori e unità della guardia costiera, un dettaglio che testimonia la violenza inaudita dello schianto.

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