Tragedia nel Cilento, l'autista del furgone indagato per omicidio stradale plurimo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La procura della Repubblica di Vallo della Lucania ha formalizzato un’ipotesi di reato che getta una luce più nitida, se possibile ancora più cupa, sulla dinamica che ha spezzato la vita di Michele Pirozzi e Maria Magliocco, i due giovani fidanzati di Capaccio Paestum precipitati per circa duecento metri con la loro auto in un dirupo della costiera cilentana. Il conducente del fiume, Gianluca Fortunato, un pasticciere di 42 anni, è ora ufficialmente indagato per omicidio stradale plurimo, un’accusa che, per la sua stessa formulazione, presuppone la responsabilità del sinistro avvenuto in località Ripe Rosse, a Montecorice.

Lo choc dell’impatto e il volo nel vuoto: la ricostruzione dei fatti

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della compagnia di Agropoli, supportati dai rilievi tecnici sul luogo della tragedia, la Volkswagen Polo su cui viaggiava la coppia si sarebbe scontrata violentemente con il furgone condotto dall’indagato; un urto, quello tra i due mezzi, che avrebbe sbalzato la vettura contro il guardrail, il quale, cedendo, non ha impedito la rovinosa caduta nella scarpata a picco sul mare. I corpi di Michele, 29 anni, e Maria, di 24, sono stati sbalzati fuori dall’abitacolo durante il volo, e per loro, come accertato dai sanitari del 118 giunti sul posto con l’elisoccorso, non c’era ormai più nulla da fare. Le operazioni di recupero, rese estremamente complesse dall’orario notturno e dalla conformazione del costone roccioso, hanno visto impegnati vigili del fuoco, sommozzatori e personale del soccorso alpino, e si sono protratte per diverse ore.

Positività al test antidroga e le prime dichiarazioni pubbliche

Un elemento centrale dell’inchiesta, e che probabilmente rappresenta il cardine dell’ipotesi di reato contestata, riguarda le condizioni psico-fisiche del conducente del furgone al momento del sinistro. L’uomo, che nell’impatto aveva riportato solo ferite lievi, è stato sottoposto agli accertamenti tossicologici di rito, e i risultati del drug test hanno dato esito positivo. Un riscontro, questo, che aggrava sensibilmente la sua posizione processuale, delineando i contorni di una condotta di guida potenzialmente alterata dall’assunzione di sostanze stupefacenti. Lo stesso pasticciere, raggiunto dai microfoni della trasmissione Ore 14 in onda su Rai 2, ha rilasciato una breve dichiarazione, affermando con tono evidentemente scosso: «Mi dispiace per i ragazzi e mi dispiace pure per me». Parole, le sue, che suonano come un primo, umano moto di partecipazione al dolore, ma che non trovano al momento alcun riscontro in una ricostruzione chiara dell’accaduto, dato che l’indagato ha dichiarato di non ricordare con precisione le fasi dell’impatto, se non per specificare che lo scontro «è stato più frontale che laterale».

I dubbi sulla dinamica e le criticità della strada

Mentre gli inquirenti lavorano per definire con esattezza la sequenza degli eventi, non si placano le polemiche sullo stato della sede stradale e, in particolare, sulla tenuta delle barriere di protezione. Il legale della famiglia Magliocco, intervenuto in merito alla vicenda, ha sollevato più di un dubbio sull’efficacia del guardrail, definendolo più simile a «una ringhiera per un balcone di casa» che non a un dispositivo atto a trattenere un veicolo lanciato in curva. Una circostanza, questa dell’inadeguatezza delle protezioni, che apre un ulteriore fronte di indagine, concentrato sulle condizioni di manutenzione della Via del Mare, un’arteria già tristemente nota per altri sinistri mortali avvenuti in passato. A complicare il quadro, inoltre, emerge un episodio antecedente allo schianto: la coppia, prima di morire, si era recata presso la guardia medica di Montecorice, dove, stando a quanto riferito, sarebbe nata una discussione con il medico di turno per le condizioni di salute della ragazza, tanto da richiedere l’intervento dei carabinieri, intervento che non impedì però ai due giovani di allontanarsi e di immettersi sulla strada che li avrebbe condotti alla morte.

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