Forlì, cinque anziani morti in ambulanza: indagato un operatore della Croce Rossa. La procura ipotizza l'omicidio volontario
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Un’ombra densa e inquietante si è abbattuta sul sistema di emergenza sanitaria del Forlivese, un meccanismo, quello del soccorso, che dovrebbe rappresentare un presidio di assistenza e invece, in questo caso, è finito al centro di una bufera giudiziaria senza precedenti. La procura di Forlì, con il procuratore Enrico Luigi Tito Cieri e il sostituto Andrea Marchini, ha iscritto nel registro degli indagati un giovane operatore della Croce Rossa Italiana, un 27enne dipendente del comitato di Forlimpopoli-Bertinoro, con un’accusa che non lascia spazio a fraintendimenti: omicidio volontario plurimo. Al centro dell’inchiesta, coordinata dai carabinieri del Nucleo operativo con il supporto fondamentale dei Nas di Bologna, ci sono cinque decessi di pazienti anziani, avvenuti in circostanze temporalmente ravvicinate, tra il febbraio e il novembre del 2025, tutti durante o subito dopo il trasporto in ambulanza. Il fatto che i fatti si siano consumati nell’arco di pochi mesi – l’ultimo caso, in ordine di tempo, risalirebbe al 25 novembre – ha insospettito gli inquirenti, portandoli a scavare a fondo in quelle che, singolarmente, potevano sembrare tragiche fatalità legate alla fragilità dei pazienti.
Secondo quanto ricostruito e riportato da fonti investigative, i trasporti oggetto di verifica non erano interventi di emergenza in codice rosso, bensì trasferimenti cosiddetti secondari: pazienti ultraottantenni, affetti da patologie croniche e degenerative, che venivano accompagnati dalle loro residenze o case di cura all’ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì per visite di controllo o accertamenti programmati, spostamenti che, per loro natura, non dovrebbero comportare rischi letali. Eppure, in cinque diverse occasioni e con lo stesso operatore presente a bordo – talvolta alla guida, talvolta nel ruolo di accompagnatore – quei pazienti non sono mai arrivati a destinazione vivi oppure sono deceduti poco dopo lo sbarco in ospedale, a seguito di malori improvvisi insorti durante il viaggio. La procura, mantenendo un riserbo assoluto sullo stato degli atti e sulle prove raccolte, avrebbe cominciato a mettere sotto la lente d’ingrandimento il 27enne già dalla scorsa estate, dopo alcune segnalazioni informali, tanto che, stando a quanto anticipato da alcuni organi di stampa, sarebbero state installate telecamere a bordo dei mezzi di soccorso e disposte intercettazioni ambientali per monitorare la situazione.
Il nodo delle autopsie e la posizione della difesa: “Mio assistito è innocente, con lui c’erano i medici”
La svolta investigativa, che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati, poggia anche sugli accertamenti autoptici, in particolare su quello eseguito sul di una donna, l’ultima vittima, una 85enne per la quale i familiari si sono costituiti parte civile con gli avvocati Max Starni e Massimo Mambelli. Si attendono gli esiti definitivi di questi esami, che potrebbero rivelarsi dirimenti per stabilire le cause esatte del decesso, con gli inquirenti che, nelle loro ipotesi, non escluderebbero la possibilità di un’embolia o, secondo quanto filtra, di un arresto cardiaco provocato da mezzi esterni. Dall’altra parte, la difesa del giovane operatore, affidata all’avvocata Gloria Parigi del foro di Forlì-Cesena, respinge con forza ogni addebito. Il ragazzo, che risiede in un comune del circondario forlivese, viene descritto come “sconcertato” e in uno stato di profondo smarrimento per un’accusa che definisce “assurda”, lui che ha sempre guidato l’ambulanza o assistito i pazienti senza mai essere solo con loro.
Proprio su questo punto si concentra la strategia difensiva: la legale ha infatti dichiarato che in tutti e cinque i trasporti finiti al centro delle indagini era presente a bordo anche personale medico specializzato, in quanto i mezzi viaggiavano in configurazione di auto medicalizzata con il supporto di Romagna Soccorso. Una circostanza, questa, che secondo la difesa dimostrerebbe l’impossibilità materiale per il suo assistito di compiere qualsiasi azione criminosa, vista la presenza di terze figure professionali qualificate. Il 27enne, che non è stato ancora formalmente interrogato né dai carabinieri né dal pm, ha già consegnato ai suoi legali tutta la documentazione in suo possesso per dimostrare la propria estraneità e attende ora di poter essere ascoltato in procura, nella speranza di chiarire definitivamente la propria posizione e fugare ogni ombra di sospetto.
La sospensione cautelare e l’impatto sulla Croce Rossa
Mentre l’inchiesta prosegue nel più stretto riserbo, il 27enne è stato immediatamente sospeso dal servizio attivo dalla Croce Rossa Italiana, una decisione presa in via cautelare non appena l’associazione ha avuto notizia dell’apertura del fascicolo a suo carico. Da Roma, la Cri ha espresso “sgomento” per la vicenda, precisando in una nota ufficiale di essersi messa sin da subito a disposizione delle forze dell’ordine e della magistratura per agevolare gli accertamenti e fare piena luce su una storia che definiscono “totalmente estranea alla missione” dell’associazione e al lavoro dei suoi 150mila volontari. L’Azienda Usl della Romagna, dal canto suo, ha già fatto sapere di aver espresso parere negativo a un eventuale reintegro del giovane operatore nel servizio di emergenza, un ulteriore segnale della delicatezza e della gravità della situazione.
La dinamica di quei cinque viaggi in ambulanza è ora al vaglio degli investigatori, che stanno cercando di ricostruire nel dettaglio chi fosse a bordo e cosa sia realmente accaduto. Su questo specifico aspetto, però, emerge una discordanza: mentre la difesa parla della presenza costante di un medico, la Croce Rossa locale avrebbe invece riferito che la dotazione regolamentare per quel tipo di trasporto prevede la presenza di due soli autisti soccorritori – uno alla guida e uno a bordo con il paziente – figure che, pur formate per le emergenze, non possono somministrare farmaci o compiere manovre mediche invasive. Una discordanza che gli inquirenti dovranno chiarire e che rappresenta uno dei punti focali dell’intera inchiesta, dalla quale ci si aspetta ora una verità processuale che possa dare una risposta alle famiglie delle cinque vittime.




