Meloni a Gedda, viaggio a sorpresa nel Golfo per la sicurezza energetica

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   È atterrata venerdì pomeriggio a Gedda, senza che nessuna nota ufficiale ne avesse anticipato la partenza, e da lì – come confermano fonti di Palazzo Chigi – la presidente del consiglio, Giorgia Meloni, ha dato il via a una missione lampo di due giorni che la porterà a confrontarsi con i principali leader dell’area del Golfo, toccando anche Emirati Arabi e Qatar. Si tratta, spiegano le stesse fonti, della prima visita di un capo di governo occidentale nella regione dall’inizio del conflitto in corso, un dettaglio che non è passato inosservato negli ambienti diplomatici, dove si sottolinea il valore politico di un’iniziativa così poco annunciata ma strategicamente densa.

Il nodo energetico e il ruolo del Golfo

Al centro della due giorni – e non potrebbe essere altrimenti, viste le crescenti tensioni sui mercati globali – c’è il rafforzamento della cosiddetta sicurezza energetica nazionale. Il Golfo, viene spiegato dai collaboratori della premier, rappresenta una fonte cruciale di petrolio e gas per l’Italia, e il suo peso nell’andamento dei prezzi energetici mondiali è ormai determinante. Nessuna dichiarazione ufficiale ha fornito dettagli sugli accordi specifici che potrebbero scaturire dagli incontri, ma la volontà di consolidare un partenariato strategico con Riyad, Doha e Abu Dhabi emerge con chiarezza dalle comunicazioni di Palazzo Chigi: si vuole ribadire il sostegno italiano di fronte agli attacchi iraniani, senza per questo entrare nel merito di operazioni militari o di intelligence.

La cronaca parallela: cieli di fuoco sull’Iran

Proprio mentre Meloni si muoveva tra i palazzi del potere saudita, la tensione bellica nella regione registrava un’ulteriore escalation. Secondo fonti citate dall’agenzia iraniana, sarebbe stato abbattuto un secondo caccia statunitense F-35 – un’informazione che, va detto, non ha trovato immediata conferma indipendente e che si inserisce in un quadro di reciproche accuse e controannunci. Nel frattempo, un gruppo di accademici provenienti da Harvard, Yale, Stanford e dall’Università della California ha espresso “seria preoccupazione” per i continui attacchi che colpiscono scuole, strutture sanitarie e abitazioni. Una lettera, la loro, che non contiene sconti né genericità, e che fotografa il deterioramento delle condizioni umanitarie in un’area ormai strozzata dalle rappresaglie.

L’assenza di annunci e il peso dei fatti

La scelta di mantenere il riserbo sul viaggio fino all’ultimo momento – nessuna conferenza stampa, nessun comunicato preventivo – racconta da sola lo stile di una diplomazia che punta sulla concretezza degli incontri piuttosto che sulla propaganda degli annunci. Meloni, nei colloqui con i rappresentanti di Arabia Saudita, Qatar ed Emirati, non si limiterà a trattare numeri e contratti: c’è anche la necessità di ribadire la posizione italiana rispetto agli attacchi iraniani, in un equilibrio delicato tra sostegno agli alleati occidentali e preservazione di rapporti commerciali secolari con i paesi del Golfo. Nessuna dichiarazione ufficiale ha finora anticipato i nomi degli interlocutori né i luoghi precisi degli incontri, lasciando intendere che si tratti di un’agenda volutamente blindata.

Una missione senza precedenti recenti

Che si tratti della prima visita di un leader europeo – e contemporaneamente di un rappresentante di G20 e Nato – nella regione dall’inizio del conflitto è un fatto che impone una lettura attenta. Non tanto per la carica in sé, quanto per il messaggio implicito che accompagna il viaggio: l’Italia, da sola o in nome di un più ampio schieramento occidentale, sceglie di presentarsi a un tavolo dove si gioca una parte consistente della stabilità energetica futura. E lo fa senza clamore, con un’operazione che assomiglia più a una mossa tattica che a una semplice visita di cortesia. La durata – due giorni, appena il tempo necessario per incrociare più capitali – conferma l’urgenza, così come la scelta di Gedda come primo scalo, snodo storico delle relazioni tra petrolio e potere.

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