Juventus, il mercato scommette oltre il rifiuto di Exor mentre Tether punta ai piccoli azionisti

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La Borsa di Milano, spesso considerata un termometro delle aspettative più che dei valori contabili, ha dato una lezione di pragmatismo finanziario dopo il secco rifiuto di Exor alla proposta di Tether. Nonostante John Elkann, attraverso il presidente del cda, abbia respinto l'offerta non sollecitata per il pacchetto di controllo della Juventus, il Titolo del club è volato, aggiungendo un ulteriore rialzo a quello già bruciante del giorno precedente e portando le quotazioni persino al di sopra del prezzo di 2,66 euro per azione offerto dalla società di stablecoin. Un fenomeno che, al di là dei comunicati ufficiali, dimostra come gli investitori istituzionali e retail credano ormai in una inevitabile trasformazione della proprietà, se non nell'immediato, in un futuro non troppo lontano. La valutazione complessiva dell'equity, stimata in circa 1,1 miliardi dall'offerta di Tether, appare quindi superata dal mercato in pochi giorni di negoziazioni febbrili, un segnale chiaro che gli operatori si attendono un ulteriore rialzo della posta in gioco.

La strategia di Tether dopo il no

Con la porta sbattuta in faccia dal principale azionista, che detiene il 65,4% del capitale, Tether non si è però ritirata dalla partita. La piattaforma, nata nel 2014 da un'idea di Giancarlo Devasini e Paolo Ardoino e già titolare di una quota dell'11,5%, ha infatti avviato una sonda per acquisire azioni dai piccoli soci, un movimento tattico che mira a consolidare la propria posizione minoritaria e a esercitare una pressione crescente su Exor. Questa mossa, del resto, non fa che alimentare le voci di una possibile Opa totalitaria sul listino, un'ipotesi che continua a tenere accesi i riflettori sulla società bianconera e a spingere gli acquisti. D'altronde, il management di Tether, che ha costruito un impero nel settore delle criptovalute ancorate al dollaro, non è nuovo a operazioni finanziarie di lungo respiro e di grande impatto, caratterizzate da una pazienza strategica che spesso disorienta gli osservatori tradizionali.

La valutazione di Exor e le memorie del passato

Il nodo centrale della vicenda, al di là delle dichiarazioni di principio, rimane il valore economico del club. Exor, l'holding della famiglia Agnelli, valuta infatti la Juventus almeno due miliardi, una cifra ben superiore a quella implicata nell'offerta di Tether e che spiega, in parte, la rapidità del rifiuto. Tuttavia, il mercato sembra guardare con scetticismo alla possibilità che il club resti a lungo nelle attuali mani, memore di altre transazioni finanziarie dove dichiarazioni simili sono state poi seguite da cessioni. Come ha ricordato l'ex presidente Giovanni Cobolli Gigli, citando il caso del gruppo Gedi, anche lì si parlava di un "valore non in vendita", prima che le cose cambiassero radicalmente. Una storia che molti trader hanno evidentemente in mente mentre continuano a piazzare ordini di acquisto, scommettendo sulla forza di un interesse che è ormai pubblico e concreto.

Il futuro della proprietà

La domanda che ora attanaglia gli ambienti finanziari e sportivi non è più *se* ci sarà un cambiamento, ma *come* e *quando* questo avverrà. L'avanzata di Tether verso il capitale flottante, unita alla tenace resistenza di Exor nel difendere una valutazione che considera giusta, prepara il terreno per una trattativa prolungata o, in alternativa, per l'ingresso di altri potenziali offerenti attratti dalla visibilità internazionale del brand Juventus. Il club, con il suo palmarese e la sua base di tifosi globale, rappresenta un asset unico, e la sua quotazione in Borsa lo rende al contempo vulnerabile e appetibile. Gli sviluppi dei prossimi giorni, con ogni probabilità, continueranno a essere letti attraverso l'andamento dei listini, dove ogni movimento anche minimo del titolo verrà interpretato come un segnale sulle intenzioni reali dei protagonisti di questa complessa partita.

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