Il mercato obbligazionario scommette su una guerra breve in Iran

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   È una fase particolarmente delicata, quella che sta attraversando il mercato dei bond, alle prese con una nuova variabile capace di scompaginare gli equilibri: l’avvio del conflitto in Iran ha rappresentato un ulteriore scossone per un comparto già messo alla prova dalle politiche monetarie restrittive. I rendimenti, come logico conseguenza di un aumentato profilo di rischio, avevano inizialmente imboccato la via del rialzo, con i prezzi dei titoli che contestualmente arretravano. Eppure, osservando l’andamento delle ultime sedute, si coglie un segnale che meriterebbe una riflessione approfondita: la seduta di ieri, infatti, ha registrato un saldo positivo in tutte le principali piazze finanziarie, dall’Asia all’Europa, fino al Nord America. Per quanto concerne i nostri titoli di Stato, il rendimento del decennale è sceso fino al 3,65%, allontanandosi sensibilmente dall’apice del 3,82% toccato appena l’11 marzo scorso. E lo spread con il Bund tedesco di pari durata, ecco il dato forse più significativo, si è ristretto fin sotto quota 75 punti base, quel fatidico 0,75% che in tempi non sospetti rappresentava una soglia psicologica importante.

L’apertura delle borse e il timore dell’inflazione

All’avvio della seduta odierna, i rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona hanno mostrato un lieve rialzo: il costo di finanziamento del Bund decennale, per intenderci, è salito di un punto base attestandosi al 2,97%. Oltreoceano, i rendimenti dei Treasury hanno registrato un analogo e contenuto incremento. E questo avviene mentre crescono, tra gli operatori, le preoccupazioni per il possibile e ulteriore rialzo dei prezzi dell’energia, una conseguenza quasi inevitabile del conflitto in Medio Oriente che potrebbe innescare una spirale inflazionistica più ampia e difficile da controllare. È un meccanismo noto, purtroppo: l’aumento del costo del greggio e del gas si trasmette rapidamente all’economia reale, erodendo il potere d’acquisto e costringendo le banche centrali a mantenere una postura più restrittiva. Gli occhi sono puntati sulla Federal Reserve, chiamata a valutare l’impatto di queste nuove tensioni geopolitiche sul già complesso quadro economico americano, con un mercato del lavoro che mostra segni di raffreddamento e un’inflazione che stenta a rientrare stabilmente nel target.

La view di Raiffeisen: Australia, Gran Bretagna e Stati Uniti nel mirino

In questo contesto di incertezza diffusa, emergono strategie di investimento che cercano di navigare a vista, privilegiando piazze ritenute più resilienti o lontane dal fulcro del conflitto. Karin Kunrath, Chief investment officer di Raiffeisen Capital Management, ha delineato una prospettiva chiara: da un lato, prevede un calo dei rendimenti dei titoli di Stato francesi e tedeschi, un’eventualità che potrebbe apparire controintuitiva in un momento di avversione al rischio ma che riflette forse la ricerca di qualità; dall’altro, conferma la propria preferenza per i titoli di Stato australiani e britannici. Ma è sui Treasury statunitensi che si concentra la previsione più netta, con un andamento che ci si attende positivo. Tuttavia, la stessa Kunrath lancia un monito: il forte aumento dei prezzi dell’energia risveglia i timori di inflazione, e con essi la possibilità che le Banche centrali siano costrette ad agire in modo più restrittivo rispetto a quanto preventivato fino a oggi. Un paradosso solo apparente, questo, che vede da una parte l’appeal dei titoli di Stato come bene rifugio e dall’altra lo spauracchio di una politica monetaria costretta a nuovi rialzi dei tassi per domare un’inflazione importata.

Bonny e l’Inter: numeri in netto calo nel 2026

E se i mercati finanziari vivono di numeri e prospettive, anche nel calcio le statistiche sanno essere impietose. In casa Inter, il caso che riguarda Ange-Yoan Bonny inizia a sollevare più di qualche interrogativo. L’attaccante francese, arrivato dal Parma con un bagaglio di aspettative considerevoli, sta vivendo una stagione dai due volti, quasi uno specchio fedele dell’andamento del connazionale Marcus Thuram. Dopo un avvio di campionato che l’aveva visto protagonista, imponendosi come una delle rivelazioni più luminose della rosa nerazzurra, gli ultimi mesi hanno restituito l’immagine di un giocatore irriconoscibile, spento e lontano parente dei fasti autunnali. I numeri, in questi casi, difficilmente mentono: l’ultima rete porta la data del 4 febbraio, e nel nuovo anno solare il suo contributo in termini di gol e assist si è drasticamente ridotto, sollevando più di una perplessità sull’impiego e sulla condizione fisica e mentale del ragazzo. Un appannamento che coincide, non certo casualmente, con il momento di difficoltà complessivo della squadra.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.