Atalanta e Napoli, l’esatto contrario di tre mesi fa: la Dea vola, Conte affonda
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Redazione Sport
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Ci sono partite che valgono molto più dei tre punti in palio, sfide che diventano lo spartiacque di un’intera stagione e che, a distanza di mesi, restituiscono l’esatta fotografia di due percorsi opposti. Quella tra Atalanta e Napoli, andata in scena ieri pomeriggio alla New Balance Arena di Bergamo e vinta in rimonta per 2-1 dagli uomini di Raffaele Palladino, è esattamente la copia invertita del confronto disputato tre mesi fa, il 22 novembre, quando a esultare furono gli azzurri di Antonio Conte con un netto 3-1 -1. In quell’occasione, alla prima sulla panchina dell’Atalanta dopo l’avvicendamento con Ivan Juric, Palladino vide la sua nuova squadra letteralmente travolta dalla cattiveria agonistica e dalla qualità del Napoli, che proprio a Bergamo diede una delle sue migliori prove di forza, volando via in classifica -1. Oggi, a distanza di quattordici partite, il mondo sembra essersi capovolto: se i bergamaschi hanno infilato una serie di risultati utile lunga nove gare, sette delle quali vinte, raccogliendo la bellezza di 32 punti nell’arco di questo scorcio di campionato e operando un sorpasso mentale e numerico che li proietta a ridosso della zona Champions, gli azzurri, dal canto loro, hanno smarrito quella solidità e quel cinismo che ne avevano fatto la principale antagonista dell’Inter, collezionando sette punti in meno dei nerazzurri campioni d’Italia in carica nello stesso lasso temporale e mostrando una preoccupante flessione atletica e tattica -3.
Una rimonta firmata dalla panchina e dai colpi di testa
La gara del Gewiss Stadium, poi ribattezzata New Balance Arena per ragioni di sponsor, è stata la perfetta sintesi di questo cambio di rotta. Il primo tempo aveva visto un Napoli cinico e concreto passare in vantaggio al 18’ con la testa di Sam Beukema, bravo a svettare su punizione battuta da Gutierrez e a sfruttare una dormita generale della retroguardia atalantina -8. Gli episodi arbitrali, con un possibile rigore per contatto Hien-Hojlund prima revocato dal Var e un gol annullato a Gutierrez nella ripresa per un fallo dubbio dello stesso attaccante danese su Hien, hanno certamente alimentato le polemiche post-partita, ma non possono raccontare l’intera verità del campo -8. Perché nella ripresa è venuta fuori la forza della panchina di Palladino e una condizione atletica semplicemente superiore. L’ingresso di giocatori del calibro di Scamacca, Samardzic e Bernasconi ha letteralmente rivoltato la partita come un calzino, permettendo all’Atalanta di prendere in mano il pallino del gioco e di schiacciare gli avversari nella propria metà campo -3. Al 61’, su angolo di Zalewski, è stato Mario Pasalic a rubare il tempo a tutti e a incornare di testa il gol del pareggio, mentre al 81’ la stessa identica musica: cross dalla sinistra di Bernasconi e stacco imperioso di Lazar Samardzic, subentrato da poco, che ha siglato il definitivo 2-1, approfittando di una difesa napoletana ferma a guardare -3.
Il passo differente di due squadre in traiettorie opposte
La differenza sostanziale, al di là degli episodi che pure hanno infiammato il dibattito post-gara, risiede nella capacità di reagire e nella profondità della rosa. Mentre l’Atalanta, complice anche l’impegno infrasettimanale di ritorno contro il Borussia Dortmund nei play-off di Champions League – impegno che aveva consigliato a Palladino di tenere inizialmente a riposo elementi chiave come Scamacca, Ederson e Djimsiti – ha potuto attingere a una panchina lunga e di qualità, il Napoli di Conte è apparso spuntato, quasi incapace di reggere l’urto nella ripresa -8. Gli azzurri, dopo un primo tempo giocato a ritmi altissimi, sono calati vistosamente alla distanza, subendo la superiorità fisica e la verve degli avversari e non riuscendo più a ripartire con quella pericolosità che li aveva contraddistinti nella prima frazione. La classifica, adesso, parla chiaro e restituisce numeri inequivocabili: il Napoli, terzo a quota 50 punti, vede il Milan secondo a più quattro e l’Inter capolista a più quattordici, ma soprattutto inizia a sentire il fiato sul collo di una Roma in grande risalita e di una Juventus che, nonostante le difficoltà, resta lì, a un solo punto di distanza proprio dall’Atalanta -2. La squadra di Palladino, forte dei suoi 45 punti e di una striscia aperta di risultati utili consecutivi che vale 23 punti nelle ultime nove uscite con appena tre reti al passivo, si è rimessa prepotentemente in corsa per un posto che conta, dimostrando una solidità difensiva e una varietà di soluzioni offensive che pochi altri in questo campionato possono vantare -3. Gli ingressi di Samardzic e Bernasconi, con i loro cross e i loro inserimenti, hanno letteralmente mandato in tilt la retroguardia partenopea, evidenziando una differenza di passo che, a tre mesi esatti dalla sfida dell’andata, nessuno avrebbe saputo pronosticare.




