elden ring, i primi scatti rubati dal set svelano le atmosfere del kolossal a24

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La macchina produttiva del cinecomics più atteso del prossimo biennio – l’adattamento live-action del fenomeno videoludico Elden Ring – è ormai entrata nel vivo delle riprese, e come spesso accade per i progetti di tale portata mediatica, la barriera del riserbo ha ceduto sotto i colpi dei curiosi e dei fan più indiscreti. Alcune immagini, subito diventate virali sulla piazza digitale di Reddit, hanno infatti svelato i primi dettagli concreti dell’opera diretta da Alex Garland, una produzione che unisce per la prima volta il talento visionario di A24 con il caos creativo di FromSoftware e la penna di George R.R. Martin. L’attenzione, al momento, è catalizzata dall’allestimento scenografico sorpreso nei dintorni di un’imponente struttura londinese, dove la realtà sembra piegarsi perfettamente alla distorsione fantasy dell’Interregno.

Le fotografie, sebbene rubate e di qualità non eccelsa, offrono una panoramica impressionante del livello di dettaglio a cui sta lavorando la produzione; si notano, ad esempio, atmosfere nebbiose e carri dall’aspetto medievale che invadono i vialetti del Collegio Navale di Greenwich, trasformato per l’occasione nella solenne capitale di Leyndell. A conferma di questa geografia artistica, alcune cassette degli attrezzi visibili sui set riportano scritte inequivocabili come “Leyndell Streets” e “Stormveil”, suggerendo che l’adattamento non si limiterà a citare i luoghi iconici del gioco, ma li ricostruirà fisicamente per ancorare la narrazione a una concretezza quasi tattile; non mancano, inoltre, particolari che rimandano alla cupa Accademia di Raya Lucaria, con i suoi caratteristici lampadari a gabbia.

Misteri e volti noti tra forche e alchimie narrative

Tra gli scatti che hanno maggiormente infiammato la speculazione degli appassionati, ve n’è uno in particolare che ritrae un patibolo di legno, una struttura rudimentale da cui pende una catena solitaria. Per chi ha trascorso ore nelle Terre di Mezzo, l’oggetto è tutt’altro che generico: si tratta di una replica quasi perfetta della forca da cui, nel filmato introduttivo del videogioco, pende il macabro Mangiasterco (Dung Eater), un personaggio la cui alone di violenza rituale e maledizioni rappresenta uno degli snodi più crudi della mitologia di Elden Ring. La presenza di questo specifico cimelio scenico sembra quindi confermare che il lungometraggio non intenda eludere gli aspetti più estremi e disturbanti della trama originale, puntando a trasporre senza filtri anche le sue creature più abiette.

Parallelamente a queste rivelazioni oscure, le fughe di notizie hanno accennato a un primo sguardo su una figura diametralmente opposta eppure centrale: la Regina Marika. Sebbene l’identikit dell’interprete resti ancora avvolto nel mistero – anche se alcune voci di corridoio indicano il nome di Emma Laird – le immagini rubate mostrerebbero una versione giovane della sovrana eterna intenta a percorrere le strade della capitale, un dettaglio temporale che suggerisce come la pellicola potrebbe esplorare gli eventi antecedenti la Frantumazione. L’operazione di Garland, a giudicare da questi indizi visivi, sembra quindi orientata verso una fedeltà quasi ossessiva all’iconografia originale, sposando l’estetica malinconica e gotica che ha decretato il successo planetario del titolo FromSoftware.

Un budget da record per un kolossal imminente

A corroborare l’enfasi attorno al progetto, non sono solo i dettagli narrativi trapelati dal set inglese, ma anche le cifre da capogiro che ne accompagnano la produzione. L’adattamento firmato A24 e Bandai Namco, la cui uscita è calendarizzata per il 3 marzo 2028, ha infranto un record sostanzioso ancor prima di mostrare il primo trailer ufficiale. Si vocifera, infatti, che il budget a disposizione superi ampiamente la soglia dei 100 milioni di dollari, un investimento che lo rende la pellicola più costosa mai realizzata dalla casa di distribuzione indipendente, superando di slancio i 70 milioni del precedente primatista Marty Supreme.

Questa cifra, che colloca il film di Garland in una fascia di produzione tipica dei grandi kolossal hollywoodiani, testimonia la fiducia cieca che A24 ripone nel potenziale commerciale della proprietà intellettuale; va ricordato, del resto, che il solo gioco ha venduto oltre 30 milioni di copie in tutto il mondo, un esercito di potenziali spettatori che la major si appresta a conquistare con una lavorazione destinata a durare circa cento giorni. Le riprese, attualmente in corso nel Regno Unito, stanno quindi procedendo a ritmi serrati per rispettare un calendario che non ammette pause, forte di un cast corale che mescola volti noti del cinema indipendente a star nascenti.

Il puzzle del cast e l’estetica del “fatto a mano”

Se la scenografia tradisce un’anima analogica e artigianale – basti osservare le scope reali e gli oggetti di scena costruiti a mano avvistati nei contenitori – la lista degli interpreti promette di fornire il giusto contrappunto emotivo a tanta imponenza visiva. Oltre al giovane protagonista Kit Connor, la produzione ha annunciato un parterre di nomi di altissimo profilo che includono Ben Whishaw, Cailee Spaeny, Tom Burke e l’istrionico Nick Offerman, il tutto senza tuttavia rivelare ancora la corrispondenza precisa tra attori e ruoli. La scelta di coinvolgere attori del calibro di Jonathan Pryce e Peter Serafinowicz lascia intendere una volontà precisa: quella di nobilitare ulteriormente il materiale di partenza, allontanando lo spettro della “semplice trasposizione videoludica” per abbracciare le logiche del cinema d’autore.

L’entusiasmo generato da questi primi, frammentari scatti – sebbene provenienti da fonti non autorizzate – ha comunque sortito un effetto immediato sul morale degli appassionati, molti dei quali hanno sottolineato sui social l’assoluta pertinenza visiva dei materiali trapelati. Dal fumo artificiale che avvolge le antiche mura di Leyndell ai sigilli militari che richiamano le fazioni in guerra, ogni particolare sembra cucito su misura per rispettare l’estetica ossessiva di Hidetaka Miyazaki. Non resta, a questo punto, che attendere la fine delle riprese per verificare se la macchina degli effetti speciali digitali – chiamata a integrare l’immenso albero Erdtree proprio laddove oggi si stagliano solo schermi verdi – riuscirà a fondersi armoniosamente con la potenza brutale di queste ambientazioni reali.

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