Tommasi chiama Bonacina per Inter-Parma, le prime designazioni del dopo-Rocchi

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Prime scelte, dunque, per Dino Tommasi. L'ex arbitro, promosso designatore ad interim dopo l'autosospensione di Gianluca Rocchi – quest'ultimo finito nel mirino della procura di Milano nell'ambito di un'inchiesta per frode sportiva che ha scosso le fondamenta del mondo arbitrale – ha diramato i nominativi per la trentacinquesima giornata di Serie A, senza dimenticare la penultima del torneo cadetto. La partita che potenzialmente potrebbe consegnare lo scudetto all'Inter, quella in programma domenica 3 maggio alle 20.45 a San Siro contro il Parma, è stata affidata a Kevin Bonacina, fischietto della sezione di Bergamo. Lo affiancheranno gli assistenti Preti e Palermo, con Massimi quarto ufficiale e Marini al Var.

Il peso della responsabilità e le scelte di gestione

La situazione in cui Tommasi si è trovato ad operare, va detto, è tutt'altro che semplice: la sospensione volontaria di Rocchi – resa nota insieme a quella del suo vice, Andrea Gervasoni – ha lasciato un vuoto tecnico e dirigenziale che l'AIA ha cercato di colmare in fretta, optando per una soluzione interna considerata di "continuità". Le designazioni, come notato da diversi osservatori tra cui l'esperto Graziano Cesari, mostrano una certa propensione del nuovo responsabile verso profili giovani o quantomeno non eccessivamente appesantiti dalle logiche del grande calcio che, si sa, spesso schiacciano. Oltre a Bonacina, Tommasi ha messo in fila arbitri del calibro di Michael Fabbri per Como-Napoli, Luca Maresca per Sassuolo-Milan e Rosario Abisso per la delicata Juventus-Verona, a dimostrazione che il turno non è stato considerato un semplice "contenitore" per fare esperienza.

Il debutto televisivo tra la bufera giudiziaria

Parallelamente alla pubblicazione dei quadri arbitrali, Tommasi ha fatto il suo esordio ufficiale da designatore anche in televisione, partecipando alla puntata di "Open Var" in onda su Dazn. Proprio in quella sede, mentre si commentavano gli episodi discussi della scorsa giornata – tra cui un presunto rigore per mano in Torino-Inter – l'ex fischietto veneto ha voluto inviare un segnale distensivo ai suoi predecessori. Tutt’altro che una formalità, quel messaggio di "solidarietà e vicinanza" a Rocchi e Gervasoni è apparso come un tentativo di blindare lo spogliatoio arbitrale, cercando di isolarlo dalle scorie dell'inchiesta milanese che, com’è noto, ipotizza un sistema di scelte pilotate per favorire determinati club.

Un filo diretto con l'inchiesta milanese

Se il campo prova a ripartire, l’ombra dell’inchiesta della procura di Milano resta però lunghissima. Tommasi, pur nella sua veste di "uomo della continuità" – come lo ha definito il vicepresidente vicario dell'AIA Francesco Massini – si ritrova a gestire gli ultimi fuochi di una stagione segnata da intercettazioni e avvisi di garanzia. Non si parla solo di sospetti legati a designazioni passate, ma di dinamiche che hanno spinto la Procura Figc a chiedere atti agli inquirenti milanesi dopo la riapertura dei fascicoli, in un intreccio tra giustizia sportiva e ordinaria che difficilmente troverà una soluzione rapida. Per ora, l’attenzione si concentra sulle gare che mancano alla fine; i riflettori, inevitabilmente, restano accesi su Bonacina e su un finale di campionato che, suo malgrado, Tommasi dovrà condurre in trincea.

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