La svolta di Tommasi e il silenzio di Rocchi: Bonacina per il possibile scudetto

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Mentre il mondo del calcio attendeva sviluppi giudiziari che non sono arrivati – o almeno non nella forma di una spontanea comparizione – il nuovo designatore ad interim, Dino Tommasi, ha rotto il ghiaccio. L’ex direttore di gara, chiamato a sostituire d’urgenza Gianluca Rocchi dopo la sua autosospensione legata all’inchiesta della procura di Milano, ha diramato le设计azioni per la 35esima giornata di Serie A. Un primo atto ufficiale che arriva in un clima di sospensione totale, con i riflettori puntati sulla grande partita del Meazza. Sarà Kevin Bonacina, fischietto di Bergamo, a dirigere Inter-Parma, un match che, a conti fatti, potrebbe regalare la matematica certezza del Titolo ai nerazzurri. Una responsabilità notevole, quella affidata a Bonacina, che si trova a gestire un crocevia potenzialmente storico in mezzo a una bufera investigativa che ha spazzato via i vertici della sua categoria.

La scelta della continuità in un momento di frattura

Tommasi, che ha raccolto un’eredità pesantissima, ha operato seguendo il principio della continuità cercando di isolare il gruppo di lavoro dal terremoto esterno. Nelle more delle indagini – dove Rocchi e il supervisore Var Andrea Gervasoni sono finiti al centro del registro degli indagati – l’Aia ha premuto per una transizione rapida, e le nomine per il prossimo turno rappresentano il primo vero test per la nuova gestione. Bonacina non sarà solo a San Siro; con lui gli assistenti Preti e Palermo, mentre al Var opereranno Marini e Di Paolo. Un apparato tecnologico, quello della sala di Lissone, che proprio in queste settimane è finito sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti, i quali sospettano che esistessero meccanismi di condizionamento o segnali anomali tra la regia e il campo.

Paradossalmente, mentre Tommasi scrive il primo capitolo del suo mandato breve – valido per il rush finale – l’uomo che ha lasciato la poltrona, Rocchi, ha scelto la strada dell’ostruzionismo difensivo. Non si presenterà davanti al pubblico ministero Maurizio Ascione, nemmeno per rispondere delle accuse che gli hanno rovinato la carriera. Una scelta radicale, motivata dai suoi legali con la mancata visione del fascicolo, che lascia presagire una strategia processuale dura. Gervasoni, al contrario, affronterà i magistrati. Il legale del supervisore termale ha però subito alzato un muro tecnico, sottolineando una presunta anomalia: a Gervasoni si contesta un intervento in Salernitana-Modena, una partita di Serie B, mentre lui in quella giornata era ufficialmente supervisore per la massima serie. Una scappatoia giuridica, la sua, che prova a smontare le accuse nel merito prima ancora che si arrivi al cuore caldo della vicenda.

Le ombre del 2 aprile e i testimoni del sistema

Se il campo cerca di guardare avanti, gli uffici della Procura scavano a ritroso. Nel mirino degli inquirenti, come emerso dalle carte, c’è una presunta combine organizzata il 2 aprile 2025, proprio sugli spalti di San Siro durante il derby di Coppa Italia. Secondo la ricostruzione accusatoria, quella sera Rocchi avrebbe intessuto trame per assicurarsi che arbitri "graditi" a una delle due società – e le parole precise usate sono "graditi all'Inter" – venissero piazzati su partite chiave. L’indagine, coordinata dal pm Ascione, non si ferma alle mere suggestioni; si sta trasformando in una verifica incrociata di testimonianze che riguardano una ventina di addetti ai lavori.

Tra questi, spiccano le dichiarazioni di ex arbitri che hanno descritto un ambiente dove la consapevolezza di un sistema "pilotato" era piuttosto diffusa, un malessere che avrebbe spinto qualcuno a varcare la soglia della Procura pur di raccontare segnali bussati alle vetrine del Var o favoritismi di carriera. Le parole di Rocchi, riportate in un‘intercettazione ambientale o nella memoria dei testimoni – "Si può capire con chi parla" – sono diventate il leitmotiv di un fascicolo che non nomina l’Inter tra gli indagati, ma che mette sotto torchio tutto il metodo dirigenziale che ha governato le designazioni nelle ultime stagioni.

Mentre Rocchi resta chiuso nel suo silenzio (la difesa parla di “invito a comparire al buio”), e Gervasoni si prepara a rispondere con la determinazione di chi ritiene di aver operato sempre nella legalità – seppur magari oltre i confini del suo ruolo specifico – Tommasi si limita a mandare un messaggio di "solidarietà e vicinanza" ai colleghi in difficoltà. Un gesto dovuto, ma che non ferma le lancette della giustizia sportiva e ordinaria: i riflettori, domenica, saranno tutti puntati su Bonacina e su come il "nuovo corso" riuscirà a gestire la pressione di un match scudetto senza essere schiacciato dal peso delle inchieste che incombono sulla sala Var.

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