L’eredità incandescente di Rocchi e la reggenza di Tommasi nel caos arbitrale
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Redazione Sport
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L’onda d’urto provocata dall’inchiesta della Procura di Milano ha spazzato via, seppur in via temporanea, la vecchia guardia del settore tecnico arbitrale, portando alla ribalta un nome che fino a pochi giorni fa apparteneva più alle retrovie dirigenziali che alla cronaca di prima pagina: Dino Tommasi. Con cinquant’anni sulle spalle e una carriera da arbitro sul campo terminata nel 2015, questo dirigente originario di Bassano del Grappa è stato chiamato a sedersi su quella che, nelle intenzioni dell’Associazione Italiana Arbitri (AIA), dovrebbe essere una poltrona di garanzia, sebbene la sua temperatura sia diventata immediatamente rovente. La sua nomina, maturata nel pomeriggio di ieri durante una riunione in videoconferenza del Comitato Nazionale, non rappresenta una svolta epocale quanto piuttosto una toppa tecnica: l’obiettivo dichiarato, spiegano fonti dell’AIA, è quello di assicurare la “continuità del lavoro” per le ultime, decisive gare dei campionati di Serie A e B, con l’incarico che decadrà naturalmente al termine dell’attuale stagione sportiva.
L’effetto domino dell’autosospensione e il vuoto di potere
La necessità di insediare Tommasi con tale urgenza deriva dal collasso immediato della vecchia governance, avvenuto in seguito all’avviso di garanzia notificato al designatore uscente Gianluca Rocchi e al supervisore VAR Andrea Gervasoni. I due, indagati a vario Titolo per ipotesi che gravitano attorno al concorso in frode sportiva, hanno preferito un’autosospensione immediata – una scelta dettata più da un “dovere di opportunità” che da un’ammissione di colpa, come ha sottolineato il presidente dell’Assoallenatori Renzo Ulivieri – per tentare di isolare il resto del comparto dalle fiamme dell’indagine. Rocchi, che secondo le ricostruzioni investigative avrebbe avuto un ruolo centrale nella gestione di alcune designazioni ritenute “pilotate”, lascia così un’eredità complessa; Tommasi, che dal canto suo vanta una lunga esperienza nei comitati regionali e nella Commissione Arbitri Nazionale, dovrà gestire un organico i cui vertici sono stati decapitati dalla bufera giudiziaria, senza però avere la possibilità di imprimere una svolta profonda, vista la provvisorietà del suo mandato.
L’ombra di Milano: indagati e le “partite sospette”
A rendere il clima ancora più irrespirabile non è solo la posizione di Rocchi e Gervasoni, destinati a comparire giovedì davanti al pm Maurizio Ascione per il primo interrogatorio formale, ma l’allargamento del perimetro degli indagati ad altre figure tecniche. Secondo quanto emerso dagli atti, non si parla più solo di un presunto condizionamento diretto dal "vertice", ma di una possibile gestione clientelare delle risorse in cabina di regia: sono finiti nel mirino gli addetti al VAR Rodolfo Di Vuolo e Luigi Nasca, quest’ultimo finito nell’occhio del ciclone per la gestione di alcune sale video, insieme a Daniele Paterna, finito indagato per false informazioni al pm. Le partite finite nel fascicolo sarebbero limitate numericamente – si parla di quattro o cinque match, nessuno dei quali appartenente alla stagione in corso – ma il peso specifico degli episodi è devastante per l’immagine del sistema.
L’Inter fuori dal registro degli indagati: un’assenza pesante
Mentre la bufera spazza via i vertici arbitrali, una nota di natura squisitamente giudiziaria sembra tagliare fuori il club che, sulla carta, sarebbe stato il principale beneficiario delle presunte irregolarità. Fonti qualificate della Procura di Milano hanno escluso che tra gli indagati figurino dirigenti o rappresentanti dell’Inter, circostanza che ha subito ridimensionato le speculazioni su un coinvolgimento diretto della società nerazzurra nella gestione delle designazioni. Tuttavia, se dal punto di vista penale i vertici di Viale della Liberazione risultano al momento estranei ai fatti contestati a Rocchi e agli altri indagati, la loro "comparsa" negli atti d’accusa come entità favorita – le contestazioni parlano di scelta di arbitri "graditi" o della bocciatura di fischietti "sgraditi" ai nerazzurri – trasforma comunque il club in un nodo centrale della narrazione, alimentando un dibattito sulla reale portata delle pressioni esterne sull’ex designatore durante i suoi incontri a San Siro. Per Tommasi, chiamato a insediarsi in questo delicato frangente, la priorità immediata sarà quella di ricostruire un’immagine di terzietà, sebbene il suo operato a breve termine sarà inevitabilmente condizionato dallo sviluppo degli interrogatori e dai prossimi passi della magistratura ordinaria.




