Inchiesta urbanistica: l’eredità di Oggioni e il caos nei cantieri di Milano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Giovanni Oggioni, ex dirigente dello Sportello unico edilizia del Comune di Milano, non è più in servizio da tempo, ma la sua ombra continua a proiettarsi sulle dinamiche amministrative della città. Arrestato mercoledì scorso su decisione del gip Mattia Fiorentini, Oggioni è accusato di corruzione, depistaggio e falso, reati che hanno riacceso i riflettori su un sistema di gestione urbanistica già sotto scrutinio. Nonostante la sua assenza fisica, il cosiddetto “oggionismo” sembra resistere, soprattutto nella recente nomina dei componenti della Commissione Paesaggio, rinnovata fino al 2028.

La Commissione, composta da architetti, ingegneri e geometri, è stata designata il 16 dicembre 2024 dal sindaco Beppe Sala, in un contesto già segnato dalle polemiche. Durante le indagini, è emerso che Oggioni avrebbe operato una selezione arbitraria dei membri delle commissioni tecniche, escludendo quelli considerati “rompiscatole”, ovvero coloro che avrebbero potuto ostacolare pratiche poco trasparenti. Una dinamica che, se confermata, getterebbe ulteriori ombre su un sistema già accusato di opacità.

Davanti al gip, Oggioni ha scelto di non rispondere, avvalendosi della facoltà di rimanere in silenzio. Il suo legale, Giovanni Brambilla Pisoni, ha dichiarato che il suo assistito è “molto depresso” e che non esiste alcun “Sistema Oggioni”, come invece ipotizzato dagli inquirenti. L’avvocato ha inoltre precisato che non sono state depositate memorie e che si attenderanno gli sviluppi delle indagini, lasciando aperte numerose questioni sul futuro dell’inchiesta.

Intanto, a Milano, l’arresto di Oggioni ha creato un clima di incertezza, soprattutto per i cantieri e i progetti immobiliari già in corso. Il cosiddetto “Salva Milano”, una sorta di sanatoria urbanistica pensata per sbloccare la situazione, rischia di arenarsi proprio nel momento in cui sarebbe più necessario. I costruttori, i futuri residenti e gli indagati si trovano in una situazione di stallo, con il timore che i ritardi possano compromettere investimenti già sostanziosi.

Nonostante il caos, alcune opere sembrano essere al sicuro, come il Villaggio Olimpico, dichiarato “fuori pericolo”. Tuttavia, la situazione rimane complessa, soprattutto per chi ha già pagato e vede il proprio investimento a rischio. La mancanza di chiarezza e la lentezza delle procedure stanno alimentando un clima di sfiducia, non solo tra gli operatori del settore, ma anche tra i cittadini che attendono risposte concrete.

La vicenda riporta alla mente le riforme anticorruzione messe in campo dall’ex sindaco Gabriele Albertini, considerate un modello di efficienza e trasparenza. Tuttavia, sembra che quelle lezioni non siano state pienamente assimilate, lasciando spazio a pratiche che oggi rischiano di compromettere non solo l’immagine della città, ma anche il suo sviluppo economico e urbanistico.

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