Milano, il sistema Oggioni e il labirinto della rigenerazione urbana

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Milano, città in perenne trasformazione, si ritrova oggi al centro di un intricato groviglio di inchieste urbanistiche che mettono in luce un sistema opaco, dove i confini tra pubblico e privato sembrano sfumare in modo preoccupante. Al centro di questa vicenda c’è Giovanni Oggioni, valutatore di progetti per il Comune nella “commissione per il paesaggio”, ma anche consulente dei costruttori milanesi, un doppio ruolo che gli ha permesso di agire come un abile trasformista. La sua attività, definita da molti come il “sistema Oggioni”, si basava su una parola chiave: prevalidazione. Un termine che, nella pratica, ha consentito di appianare ostacoli e accelerare procedure, garantendo ai costruttori un via libera quasi automatico nei progetti di rigenerazione urbana.

In un contesto in cui la rigenerazione urbana è diventata un grande Monopoli, Oggioni ha saputo muoversi con destrezza, cambiando casacca a seconda delle convenienze, ma sempre con un obiettivo chiaro: portare a casa il risultato per i suoi sodali. Questo meccanismo, però, non è passato inosservato. Le inchieste hanno iniziato a far emergere un sistema in cui i controlli sembravano spesso bypassati, lasciando spazio a un’edilizia fuori controllo. Pino Corrias, nel suo articolo pubblicato su Vanity Fair, ha descritto questa situazione con toni allarmati, sottolineando come Milano oscilli tra l’apoteosi del cemento e il rischio di un collasso urbanistico.

Intanto, i cittadini iniziano a fare i conti con le conseguenze di questo sistema. Le famiglie che hanno investito in case ancora inesistenti si ritrovano oggi in una situazione paradossale. Cantieri bloccati, indagini in corso e un futuro incerto hanno trasformato il sogno della casa in un incubo burocratico. Filippo Borsellino, tra i fondatori del Comitato “Famiglie sospese, vite in attesa”, ha denunciato questa realtà surreale, annunciando una protesta davanti a palazzo Marino per il 15 marzo. “Non chiediamo una legge ‘Salva Milano’, ma un ‘Salva famiglie’”, ha dichiarato, evidenziando come il problema non sia solo legale, ma profondamente umano.

Nel frattempo, il sindaco Giuseppe Sala si trova a dover gestire una situazione complessa anche a livello politico. Dopo le dimissioni dell’assessore alla Casa Guido Bardelli, Sala ha annunciato di voler prendersi qualche giorno per valutare la scelta del suo successore. “Meglio un politico che un tecnico”, ha dichiarato, lasciando intendere che la nuova nomina dovrà tenere conto non solo delle competenze, ma anche delle dinamiche partitiche. Una scelta non semplice, in un momento in cui la città ha bisogno di risposte concrete e di una governance capace di riportare ordine in un settore, quello dell’edilizia, che sembra aver perso il controllo.

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