L'ombra dei droni sul vertice di Copenaghen

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   I leader europei si sono riuniti in una Copenaghen blindata, un palcoscenico che riflette la gravità dei temi all'ordine del giorno: la difesa comune dell'Unione e il sostegno, non più procrastinabile, all'Ucraina. Se da tempo ormai i vertici dei Ventisette sono percorsi da una rinnovata, e per certi versi inedita, tensione strategica, mai come in questa occasione la posta in gioco è parsa così elevata. A fare da sfondo ai colloqui, infatti, non vi è soltanto la persistente minaccia proveniente dall’Est, ma anche un contesto atlantico mutato, dove gli Stati Uniti, con Donald Trump nuovamente alla Casa Bianca, mostrano un sostegno al continente meno convinto di un tempo, mentre Mosca, dal canto suo, intensifica senza sosta le sue provocazioni lungo i confini europei, spingendo molti a riconsiderare le priorità in materia di sicurezza.

La posizione della Danimarca sull'abbattimento dei droni

Proprio la Danimarca, che ospita l’incontro, si è trovata al centro della questione. La premier Mette Fredriksen, intervenendo a margine dei lavori, ha precisato come il suo governo possieda sicuramente un "mandato" per abbattere i droni che osino sorvolare il territorio nazionale senza la dovuta autorizzazione. Ha tuttavia aggiunto, con un tono che bilanciava determinazione e cautela, che simili azioni devono essere condotte in maniera "appropriata", una scelta lessicale che mira evidentemente a scongiurare il rischio di danni collaterali per la popolazione. "In generale", ha affermato, "sono favorevole al fatto che in Danimarca ci sia un mandato per cercare di abbatterli", delineando una posizione ferma ma non sconsiderata.

Il muro anti-drone e il monito di Giorgia Meloni sul fianco sud

Sul tavolo dei lavori, tra i vari progetti di cooperazione, figura anche la proposta di un muro anti-drone, un’iniziativa che l’Unione Europea si è detta disposta a cofinanziare. A portare un’ulteriore prospettiva nel dibattito è stata la presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, la quale, all’arrivo nella capitale danese, ha voluto ricordare come i confini dell’alleanza siano "estesissimi". "Non dobbiamo dimenticarci il fianco sud", ha sottolineato, anticipando che la discussione su questo punto sarebbe stata "molto ampia". Un monito che sposta parzialmente l’attenzione dalle pressioni orientali verso un’altra area di instabilità, il Mediterraneo, anch’essa bisognosa di vigilanza e risorse.

Macron e la definizione di uno "scontro con la Russia"

A confermare la percezione di una fase critica e senza precedenti è stato il presidente francese Emmanuel Macron, il quale non ha utilizzato giri di parole definendo l’attuale momento come uno di "scontro con la Russia". Macron, citando testualmente le sue fonti, ha poi proseguito illustrando le ragioni di una tale valutazione, spiegando come Mosca si sia comportata, "da diversi anni", come un "attore molto aggressivo nel nostro spazio cyber". Queste dichiarazioni, che riecheggiano i toni di allerta già circolanti nelle cancellerie europee, contribuiscono a dipingere un quadro in cui la difesa cibernetica si affianca a quella fisica e aerea, diventando un pilastro altrettanto cruciale per la sicurezza collettiva del Vecchio Continente.

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