L’Iran ha ancora due terzi dei suoi missili, secondo le stime Usa che ridisegnano la mappa della guerra
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Redazione Esteri
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A un mese dall’inizio delle operazioni militari in Iran, il Pentagono ha elaborato una prima, parziale fotografia dell’arsenale ancora a disposizione dei Pasdaran. Due terzi dei vettori sarebbero ancora integri, nonostante la riduzione della cadenza di lancio osservata negli ultimi giorni – circa una dozzina al giorno, secondo gli analisti – e nonostante i danni che questi stessi ordigni continuano a provocare sui fronti dove Teheran mantiene una pressione costante. Si tratta di una stima, certo, eppure sufficiente per orientare le scelte tattiche degli Stati Uniti e dei loro alleati regionali.
La guerra dei numeri e il nodo delle scorte americane
Mentre l’Iran sembra ancora in grado di sostenere un conflitto prolungato senza esaurire rapidamente il proprio arsenale, dall’altra parte dello schieramento emergono preoccupazioni opposte. Nelle prime quattro settimane, gli Stati Uniti hanno già impiegato circa mille missili Tomahawk. Una cifra che, come rivelano funzionari interpellati dal Washington Post, ha innescato una riflessione interna al Dipartimento della Guerra: le scorte di munizioni rare e costose si stanno assottigliando a un ritmo che i vertici militari giudicano insostenibile. Nessuna interruzione delle operazioni è stata annunciata, ma la pianificazione logistica ha già cominciato a considerare scenari di razionamento.
L’artiglieria di precisione come ancora di salvezza per gli Stati Uniti
Finora, i sistemi ground-based – lanciatori multipli HIMARS, missili di precisione e batterie a supporto dell’aviazione – hanno permesso ai comandi statunitensi di ritardare l’ipotesi di un’operazione di terra. Un rinvio che ha valore strategico, perché tiene aperta la possibilità di logorare le difese iraniane senza esporre truppe a un fronte ad alta intensità. Nel Golfo Persico, nel frattempo, Washington ha schierato una concentrazione di mezzi senza precedenti: portaerei, aerei di ultima generazione, droni di ogni tipo e squadre d’assalto già pronte a entrare in azione. L’intero dispositivo, però, rimane vincolato alla disponibilità di munizioni a guida di precisione.
Missili degli Ayatollah e il richiamo alla giustizia distributiva
La potenza di fuoco di cui dispongono i Pasdaran – e che gli analisti americani definiscono ancora largamente intatta – finisce per rovesciare alcune narrazioni consolidate. Non è solo una questione di quantità, ma di come quell’arsenale venga utilizzato: colpi mirati, artiglieria pesante e sistemi che evitano il contatto diretto con le forze di terra nemiche. Eppure, c’è un’ironia della storia che nemmeno i generali del Pentagono possono ignorare. Secondo gli antichi Greci, Nemesi era la dea della giustizia distributiva e della vendetta divina: una divinità incaricata di punire l’arroganza (hybris) di chi superava i limiti imposti dal senso di misura. Oggi, quell’equilibrio sembra pendere dal verso opposto rispetto a quanto molti ipotizzavano all’inizio del conflitto.




