Il tocco di mano di Ricci nel derby e l’analisi di Pistocchi: due motivi per cui non è rigore, tra movimento e distanza ravvicinata
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Redazione Sport
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Il primo derby della stagione, quello che ha visto il Milan imporsi per 1-0 sui cugini dell’Inter, lascia in eredità non solo i tre punti ai rossoneri e un accorciamento in classifica a sette lunghezze, ma anche una coda di polemiche destinata a tenere banco per giorni, come spesso accade quando il confronto è così sentito e la posta in palio è alta. L’episodio incriminato, come ormai noto, porta la firma del centrocampista del Milan Samuele Ricci e della sua mano, finita suo malgrado al centro del dibattito arbitrale per un contatto con il pallone nell’area di rigore rossonera, durante i concitati minuti di recupero finali.
Il giornalista Maurizio Pistocchi, attraverso un intervento sul suo profilo X, ha voluto mettere un punto fermo sulla questione, rispondendo a chi gli chiedeva un parere tecnico. Per Pistocchi, la decisione dell’arbitro Doveri di non concedere il calcio di rigore all’Inter è corretta, e lo sarebbe per due ragioni tecniche specifiche che poco hanno a che fare con l’interpretazione soggettiva o con le cosiddette “lunee”. La prima motivazione risiede nella dinamica del gesto atletico: Ricci, secondo questa analisi, era in movimento e in fase di corsa, un contesto in cui le braccia, inevitabilmente, seguono l’oscillazione naturale del per garantire equilibrio e coordinazione. La seconda ragione, altrettanto rilevante, riguarda la traiettoria del pallone, che arriva sul braccio del giocatore da distanza molto ravvicinata e in modo del tutto inaspettato, dopo una sponda di testa di Dumfries. Questi due fattori, combinati, renderebbero il tocco non punibile secondo le attuali linee guida, che cercano di distinguere tra un’azione volontaria e un movimento inevitabile, anche se questa distinzione è spesso fonte di sottili e complesse interpretazioni.
Il parallelo con Bisseck e il concetto di “braccio che chiude” secondo gli esperti
Pistocchi, nel suo ragionamento, ha accostato questo episodio a un altro che ha sollevato polemiche analoghe in passato, ovvero il tocco di mano di Bisseck in Inter-Lazio, sostenendo che anche in quel caso non si trattasse di infrazione. Un parallelo che trova riscontro nelle analisi di altri osservatori, i quali si sono concentrati sulla posizione e sul movimento dell’arto. Luca Marelli, ex arbitro e ora opinionista per DAZN, ha spiegato come in situazioni del genere si debba valutare se il braccio vada a “chiudere” lo spazio, cercando cioè di ritrarsi per farsi più piccolo e non ostacolare il tiro, oppure se invece si allarghi in modo innaturale aumentando il volume del per intercettare il pallone. Nel caso specifico di Ricci, la sensazione prevalente è che il movimento fosse proprio di chiusura, un tentativo di sottrarre l’arto alla traiettoria del pallone piuttosto che di opporvisi intenzionalmente.
La discussione, inevitabilmente, si è spostata anche sugli studi televisivi, dove le opinioni si sono confrontate in un acceso dibattito. Alessandro Costacurta, ex difensore del Milan e opinionista per Sky, ha offerto una chiave di lettura che aggiunge un ulteriore livello di complessità alla vicenda. Costacurta ha sostenuto che, pur essendo questo un rigore che fino a poche settimane fa sarebbe stato regolarmente concesso, la nuova tendenza arbitrale – che sembra essersi affermata da un paio di giornate – vada nella direzione di non sanzionare più contatti di questo tipo, per favorire un gioco più fluido e meno interrotto da decisioni discutibili su tocchi giudicati involontari. “Fino a due settimane fa abbiamo rotto i… perché ogni volta davano rigori del cavolo”, ha esclamato, sottolineando con una certa enfasi il cambiamento di orientamento.
Il prezzo pagato dall’Inter: una squadra scossa e un’infermeria piena
Al di là dei movimenti delle braccia e delle interpretazioni del protocollo VAR, la realtà per l’Inter è fatta di numeri e di corpi che parlano chiaro. La squadra di Chivu ha messo a referto il settimo derby consecutivo senza vittoria, una striscia che ormai dura da due anni e che rappresenta un peso psicologico non indifferente, al di là della classifica che comunque sorride ancora ai nerazzurri. La partita, però, ha lasciato il segno anche sul piano fisico, e non solo per la sconfitta. I nerazzurri hanno giocato una partita complicata priva di alcuni dei loro uomini chiave, come Lautaro Martinez e Thuram, oltre all’assenza pesante di Calhanoglu e con Dumfries non al meglio. Proprio la condizione del centrocampista turco è motivo di preoccupazione: Calhanoglu si è fermato per un risentimento muscolare agli adduttori della coscia destra, un problema che lo terrà ai box per i prossimi impegni e che verrà monitorato con attenzione, rendendolo fortemente in dubbio per la sfida contro l’Atalanta.
Anche Alessandro Bastoni ha destato preoccupazione, uscendo dolorante dopo uno scontro di gioco. Per lui, fortunatamente, si tratta solo di una forte contusione alla tibia, che dovrebbe smaltire in pochi giorni, ma il quadro complessivo è quello di una squadra che arriva all’appuntamento cruciale con la Dea in condizioni di emergenza. A ciò si aggiungono due occasioni da gol nitide, capitate a Mkhitaryan e soprattutto a Dimarco, che avrebbero potuto regalare un finale diverso e un compleanno meno amaro, ma che sono state incredibilmente sprecate, contribuendo a rendere l’atmosfera in casa Inter più cupa del previsto, sospesa tra le terapie e la necessità di ritrovare la giusta serenità mentale per il rush finale.
Dal campo alla cronaca: un tifoso finisce in ospedale per una discussione sul rigore
Mentre a San Siro si discuteva animatamente di regolamento e moviole, la passione per il calcio e per il derby produceva purtroppo strascichi ben più gravi e concreti altrove. A Rovigo, precisamente nel pieno centro cittadino, la tensione accumulata durante la partita è degenerata in violenza. In un bar, poco dopo il fischio finale che sanciva la vittoria del Milan e in concomitanza con le proteste dei tifosi interisti per il mancato rigore, una discussione tra due uomini è rapidamente sfociata in aggressione. Un ragazzo, stando alle testimonianze, avrebbe colpito un uomo più anziano, lasciandolo a terra privo di sensi. Sul posto sono dovute intervenire l’ambulanza del Suem 118 e le forze dell’ordine, a testimonianza di come una semplice lite sportiva possa trasformarsi in un episodio di cronaca nera che nulla ha a che vedere con lo spettacolo del gioco e che lascia l’amaro in bocca, ricordando quanto a volte il confine tra tifo e violenza sia pericolosamente sottile.




