Graziano Cesari attacca l’AIA: “Guardalinee utili solo per le foto, a Rocchi dico una cosa”. E sul caso Ricci spiega perché Doveri ha sbagliato
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
La gestione della tecnologia in campo e, più in generale, l’operato della classe arbitrale italiana continua a sollevare un polverone di polemiche che non accenna a diradarsi, anzi. A gettare ulteriore benzina sul fuoco, intervenendo ai microfoni di Radio CRC durante la trasmissione “A Pranzo con Chiariello”, ci ha pensato l’ex arbitro Graziano Cesari, le cui parole non lasciano spazio a interpretazioni ambigue. Cesari, con la competenza tecnica di chi quel mestiere lo ha esercitato per anni sul campo, ha puntato il dito contro le giustificazioni fornite dall’Associazione Italiana Arbitri in merito a un episodio specifico, quello del mancato calcio di rigore assegnato all’Inter per un tocco di mano di Ricci, giudicato invece come giocata con il petto dal direttore di gara. Le motivazioni ufficiali, ha spiegato Cesari, non lo convincono per nulla, e nemmeno l’audio diffuso con i dialoghi tra l’arbitro Doveri e la sala VAR lo soddisfa. Il problema, per l’ex fischietto, è a monte: se un supporto tecnologico come il Video Assistant Referee viene introdotto per ridurre l’errore umano, non si può poi cadere in sviste così macroscopiche, dove l’immagine parla chiaramente mostrando l’impatto del pallone con l’arto superiore del giocatore milanista. La critica di Cesari, tuttavia, non si ferma alla singola svista, ma abbraccia una concezione più ampia del ruolo degli assistenti e del designatore.
Il ruolo degli assistenti e il messaggio a Rocchi: “Devi spiegare tu”
Nel suo intervento, che ha toccato diversi nervi scoperti del sistema arbitrale, Cesari non ha risparmiato una frecciata nemmeno per i guardalinee, figure che a suo avviso nel calcio contemporaneo rischiano di essere diventate utili più per l’aspetto coreografico, come le fotografie di rito pre-partita, che per un effettivo contributo tecnico durante la fase attiva del gioco. Una provocazione, la sua, che serve però a introdurre il nodo principale della questione: la confusione che regna sovrana nell’applicazione del protocollo VAR. A tal proposito, l’ex arbitro ha voluto rivolgersi direttamente a Gianluca Rocchi, l’attuale designatore. Il consiglio, o forse l’esortazione, è stato chiaro: quando si siede nello studio di ‘Open VAR’ per spiegare al pubblico gli episodi controversi, deve essere lui in prima persona a chiarire i meccanismi decisionali. Non si può, secondo Cesari, lasciare spazio a interpretazioni che cambiano di settimana in settimana; serve invece una casistica chiara e un’uniformità di giudizio che al momento appare quanto meno evanescente. La sensazione, per l’esperto, è che all’interno dell’AIA ci sia un vero e proprio vuoto di potere che costringe Rocchi ad assumersi responsabilità che non dovrebbero essere interamente sue, pur riconoscendogli l’onestà intellettuale.
Lo scontro parallelo: Pistocchi contro Mauro e la teoria del “Var anti-Juve”
Mentre Cesari analizzava gli aspetti tecnici e procedurali dalla radio partenopea, sui social network infuriava un’altra battaglia, tutta incentrata sulla narrazione politico-sportiva dell’uso della tecnologia. Maurizio Pistocchi, giornalista, ha infatti lanciato un attacco frontale a Massimo Mauro, reo di aver rilanciato quella che Pistocchi definisce senza mezzi termini una fake news. Il bersaglio della polemica è la teoria, più volte circolata negli ambienti vicini alla Juventus, secondo cui il VAR sarebbe stato introdotto non per fini di correttezza sportiva ma con il preciso intento di fermare i successi bianconeri. Pistocchi, con una certa veemenza, ha bollato questa ricostruzione come infondata, ricordando come l’adozione della tecnologia fu decisa dall’IFAB ben prima di determinate egemonie calcistiche e sottolineando, dati alla mano, come gli scudetti vinti dalla Juventus dopo l’introduzione del VAR non siano affatto mancati. Lo scambio di accuse, che vede Mauro definito “celebre più per le sue amicizie che per meriti propri”, sposta la lente d’ingrandimento dal campo ai salotti televisivi, dove il racconto della domenica sportiva spesso si trasforma in tifoseria polarizzata.
La posizione di Longhi e il dualismo con i tifosi dell’Inter
Un altro tassello di questo mosaico fatto di opinioni contrastanti lo ha aggiunto Bruno Longhi, finito nel mirino di un sostenitore dell’Inter a causa di quella che è percepita come una disparità di trattamento nel commentare episodi simili. Longhi, chiamato in causa per le sue dichiarazioni sul tocco di mano di Ricci – episodio sul quale aveva preferito non esprimersi – si è visto rinfacciare un precedente che lo vedeva invece molto più propenso al commento quando a finire sotto la lente era un episodio che coinvolgeva Bastoni. Due situazioni, ha replicato Longhi, che a suo avviso sarebbero oggettivamente diverse, e che come tali andrebbero affrontate con punti di vista differenti. La replica, secca e senza troppi giri di parole, non ha però placato gli animi di chi vede in queste sfumature l’ennesima prova di un trattamento giornalistico a due velocità. Resta, sullo sfondo, il tema caldo di un regolamento che molti, incluso Longhi, vorrebbero modificato alla radice: sanzionare con il rigore solo i tocchi volontari o quelli che incidono in maniera determinante e inequivocabile sullo svolgimento dell’azione, per ridurre quel margine di discrezionalità che oggi è all’origine di quasi tutte le discussioni.




