Il derby, il braccio di Ricci e la moviola: per l'Aia Doveri ha ragione

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Non è bastato il triplice fischio a mettere la parola fine sul derby vinto dal Milan, e neppure la pubblicazione degli audio tra l'arbitro Daniele Doveri e la sala Var è riuscita a spegnere del tutto le polemiche, sebbene l'obiettivo della dirigenza arbitrale fosse esattamente quello di fare chiarezza una volta per tutte. Al centro della discussione, inevitabilmente, finisce l'episodio del recupero, quel colpo di testa di Denzel Dumfries che impatta sul braccio sinistro di Samuele Ricci dentro l'area rossonera: per i nerazzurri sarebbe stato l'ultimo disperato assalto per evitare la sconfitta, per il direttore di gara e per i colleghi della sala Var di Lissone, invece, niente di tutto ciò. La moviola, come ormai consuetudine, è stata analizzata e sezionata nel programma “Open Var”, e le parole del componente della Can Mauro Tonolini non hanno lasciato spazio a interpretazioni: la decisione è stata corretta, il braccio del centrocampista rossonero, spiegano, è perfettamente in sagoma.

“Niente, niente”: l'audio e la naturalezza del gesto

I microfoni, come accade in questi casi, hanno catturato l'essenza del verdetto in tempo reale. Mentre i giocatori dell'Inter circondano Doveri reclamando la revisione al monitor, la comunicazione con la sala Var è già avvenuta ed è cristallina: “Petto, niente, niente, niente… tutto naturale”, si sente dire chiaramente dall'arbitro, una frase che anticipa di qualche secondo il verdetto ufficiale. È la conferma che per lui, e per chi lo stava supportando dalla regia, non ci sono margini per ripensamenti. Le proteste, in particolare quelle veementi di Francesco Pio Esposito, vengono gestite con la stessa sicurezza: l'arbitro spiega al giovane attaccante che il controllo è già stato effettuato e che Ricci, nel suo movimento per tornare verso la propria porta, sta semplicemente giocando il pallone senza ampliare artificialmente il volume del proprio. Un concetto, quest'ultimo, che è poi diventato il perno dell'intera giustificazione tecnica.

La dottrina della sagoma e il confronto con i precedenti

L'analisi di Tonolini, andata in onda per spiegare al grande pubblico i meccanismi della decisione, si è soffermata proprio su questo principio: il braccio di Ricci, nell'istante in cui viene colpito dalla sfera, non è né largo né in posizione innaturale rispetto alla traiettoria del pallone. Anzi, il centrocampista sta tentando di ritrarlo, quasi a volersi fare più piccolo per non ostacolare l'azione. La prova, per l'Aia, è nella direzione del pallone: senza quell'impatto, il suo percorso lo avrebbe portato dritto a colpire il petto o il fianco del giocatore, rendendo il tocco di mano un mero accidente nel corso di una dinamica di gioco lecita. Per avvalorare la tesi, il membro della Can ha chiamato in causa un parallelo con un episodio analogo, il tocco di Denzel Dumfries in Napoli-Inter della stagione precedente, a suo dire sovrapponibile a quello di Ricci. Netta, invece, la distinzione rispetto al caso di Yann Aurel Bisseck in Inter-Lazio: lì, a differenza del derby, il difensore tedesco aveva effettivamente incrementato il volume reo, interrompendo una traiettoria potenzialmente pericolosa.

Le voci da fuori e il commento di Giorgia Rossi

Se dall'interno della classe arbitrale filtra dunque una fiducia granitica nell'operato della terna, dall'esterno le voci sono inevitabilmente più contrastanti. Nel vivace dibattito post-partita, che ha animato studi televisivi e social network, è intervenuta anche Giorgia Rossi. La giornalista, ospite di un podcast, ha offerto una lettura piuttosto critica della gestione dell'episodio, pur senza mettere in dubbio la buona fede del direttore di gara. La sua riflessione ha toccato un tasto dolente, quello dell'evoluzione del metro di giudizio: a suo avviso, un contatto del genere è stato fischiato più volte in passato, e la tesi del braccio in ritrazione sarebbe un po' una scappatoia, un modo per giustificare un cambio di rotta nell'interpretazione del regolamento. Un'opinione che stride apertamente con la versione ufficiale, ma che fotografa la percezione di una parte del pubblico e degli addetti ai lavori, convinti che in altre circostanze, e forse con maglie diverse, il penalty sarebbe stato assegnato senza troppi patemi.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.