Torino-Inter 2-2, la moviola di Cesari divide: rigore al Toro e un’inchiesta che riparte da lontano

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nel salotto di “Pressing”, il lunedì sera è spesso il momento delle verità (spietate) per arbitri e giocatori, e la puntata dedicata al pareggio per 2-2 tra Torino e Inter non ha fatto eccezione. L’ex arbitro Graziano Cesari, come sua consuetudine, ha passato al setaccio i fotogrammi più controversi della partita dell'Olimpico Grande Torino, soffermandosi in particolare sui due episodi che hanno scatenato il dibattito tra i tifosi e gli addetti ai lavori. Il primo, relativo a un potenziale rigore per fallo di mano del difensore granata Coco, è stato archiviato senza troppe esitazioni: il pallone, dopo aver carambolato sulla coscia destra del giocatore, ha colpito il braccio in una dinamica che Cesari ha definito istintiva e non punibile, richiamando il concetto di "pallone inaspettato" e distanza ravvicinata.

Un rigore concesso e un gesto "innaturale"

A dividere l’opinione pubblica, però, è stata la concessione del penalty a favore dei granata nella ripresa, trasformato poi da Vlasic per il definitivo 2. L’azione nasce dall’elevazione di Zapata, giudicata regolare da Cesari – che ha escluso un fallo dell’attaccante su Dimarco – e si conclude con il pallone che colpisce il braccio del difensore nerazzurro Carlos Augusto. L’arbitro Mariani, dopo essere stato richiamato al monitor dalla sala Var, ha ritenuto la posizione del braccio del laterale brasiliano “innaturale”. Cesari, pur prendendo atto della decisione, ha offerto una lettura alternativa mostrando le immagini al rallentatore: “Non vi sembra anche un gesto istintivo per proteggersi dal contatto?” si è chiesto il moviolista, aprendo di fatto una voragine nel dibattito sull’uniformità dei criteri arbitrali, visto che episodi simili erano stati valutati diversamente in altre gare.

Le pagelle di una salvezza sudata

Mentre la moviola infiammava i talk show, sul campo il Torino di D’Aversa ha festeggiato un risultato pesantissimo sotto il profilo della classifica. Il 2-2 contro la capolista ha infatti regalato la salvezza matematica ai granata, un obiettivo che appariva tutt’altro che scontato dopo le difficoltà incontrate nella prima parte della stagione. Tra i migliori in campo spicca sicuramente Ilkhan, autore di un assist da applausi per il gol di Simeone, mentre Casadei (subentrato a Gineitis) ha portato freschezza e qualità. Tra i difensori, Ismajli ha celebrato un importante ritorno con una prestazione solida, mentre Paleari ha tenuto in vita la squadra con un paio di interventi decisivi, sebbene abbia mostrato qualche incertezza in occasione del gol subito da Thuram.

Il precedente inquietante dell’inchiesta del 2024

A gettare un’ombra lunga sul presente del calcio italiano, però, non è solo il dubbio del lunedì sera, ma un’inchiesta giudiziaria che affonda le radici in un episodio avvenuto più di due anni fa. Durante la trasmissione, è stata riproposta l’intervista all’avvocato Michele Croce, colui che presentò un esposto al tribunale di Milano per il reato di frode sportiva riguardante la gara Inter-Verona del 6 gennaio 2024. In quella partita, il verdetto finale fu deciso da una gomitata del difensore Bastoni ai danni di Duda, non rilevata né dall’arbitro né dalla sala Var, che portò poi al gol della vittoria dei nerazzurri. Il legale ha spiegato come, secondo la sua denuncia, gli addetti Var Nasca e Di Vuolo avrebbero violato in modo palese il regolamento, alterando il regolare svolgimento della gara. Un caso che, sebbene risalga a due stagioni fa, è esploso nuovamente nei giorni scorsi a seguito della bufera che ha travolto il mondo arbitrale, dimostrando come certi fantasmi non siano mai stati del tutto esorcizzati.

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