Ascoli-Torres, il pari che sa di beffa e di scampato pericolo: la notte dei legni colpiti e del rigore fallito
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Redazione Sport
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Allo stadio Cino e Lillo Del Duca, giovedì 12 febbraio, l’Ascoli ha stretto i denti più del previsto. Attesi da una Torres bisognosa di punti per alimentare la corsa alla salvezza diretta, i marchigiani – terzi in classifica nel girone B di Serie C e reduci da tre successi consecutivi – hanno rischiato grosso -1-2. Ne è venuta fuori una partita sporca, frammentata dagli episodi, che il vice allenatore Giuseppe Agostinone, chiamato a sostituire Francesco Tomei dalla tribuna per l’ennesima squalifica, ha descritto con onestà intellettuale al termine degli ultimi secondi di recupero -9. La sua analisi, lucida e priva di alibi, ha fotografato una serata in cui il pallone ha deciso di rimbalzare sempre dalla parte sbagliata. Ai punti, e lo ha ripetuto senza enfasi, la vittoria sarebbe spettata ai bianconeri -4-10. Ma il bicchiere, ha aggiunto, è mezzo pieno: perché quando una gara si mette sul filo del rasoio, con un avversario che rinuncia ai suoi consueti dettami aggressivi per chiudersi e ripartire, il rischio di non riuscire più a raddrizzarla è concreto -10.
L’approccio dei sassaresi ha sorpreso. Abituata a giocare a viso aperto, la Torres ha invece aspettato, abdicando al proprio credo per adattarsi alle esigenze di una classifica che la vede diciottesima a quota venti punti, con il macigno del peggior attacco del torneo sulle spalle -2. L’Ascoli, dal canto suo, ha prodotto gioco. Eppure, nonostante il predominio territoriale e le occasioni create, la cronaca del primo tempo racconta di una squadra che si illude al diciannovesimo minuto con Milanese, lanciato in una progressione di quaranta metri conclusa con un destro secco, per poi franare sotto i colpi degli ospiti -5-6. Di Stefano, che poco prima aveva colpito il palo, ha trovato il pareggio al trentaduesimo, e Sorrentino, con una finta a ingannare la retroguardia, ha firmato il sorpasso al trentasettesimo. Due legni e due reti subite: la miglior difesa casalinga del campionato – appena sei reti incassate al Del Duca – ne aveva già incassate due nel giro di pochi minuti -1.
Nella ripresa, la mole di gioco dell’Ascoli si è fatta ancora più asfissiante. L’episodio chiave arriva poco dopo l’ora di gioco: fallo di Liviero su Galuppini, l’arbitro indica il dischetto. Sul pallone va Gori, l’attaccante che di solito gli episodi li risolve, ma Zaccagno intuisce, vola alla sua sinistra e respinge. È il secondo rigore sbagliato dal Picchio in stagione, e il peso di quel pallone calciato fuori destinazione si riverbera sugli spalti e sulla panchina -6. Agostinone, più tardi, lo difenderà senza tentennamenti: i rigori li sbaglia solo chi ha il coraggio di prenderli, e Gori deve restare tranquillo -4-10. Intorno a quel tiro sbagliato si consuma l’assedio. Corradini, entrato nella ripresa, prova a piazzare il pallone all’incrocio, ma un altro palo nega la gioia; poi è Curado, al novantaquattresimo, a saltare più in alto di tutti su corner, e ancora la traversa a salvare i sardi -5. La sensazione, minuto dopo minuto, è che la serata sia stregata.
Poi, al novantacinquesimo, un cross dalla trequarti e Rizzo Pinna, l’uomo entrato dalla panchina per provare a scardinare l’armadio, si gira in area e calcia. Anche il suo tiro lambisce il palo, ma questa volta la traiettoria è benevola: il pallone sbatte contro il legno e rotola oltre la linea -6. È il due a due, è il pareggio che salva la faccia e allunga la striscia positiva, ma che lascia in bocca il sapore di una vittoria mancata per un soffio – anzi, per tre legni e un rigore. Al termine, mentre i duemila e passa spettatori tra paganti e abbonati esalano l’ultimo respiro, resta la fotografia di un Ascoli che ha saputo evitare la sconfitta senza però riuscire a violare il muro eretto da Greco -6. L’inseguimento al Ravenna, secondo in classifica, si accorcia di una lunghezza, ma l’impressione è che il distacco avrebbe potuto ridursi ulteriormente.
Dall’altra parte, il rammarico è speculare e al tempo stesso opposto. La Torres, quella che al Vanni Sanna sogna la salvezza diretta, esce dal Del Duca con un punto pesantissimo ma con la consapevolezza di aver sfiorato l’impresa. L’assenza di Zambataro, squalificato, aveva costretto a ridisegnare gli equilibri di centrocampo, eppure la squadra ha retto, ha colpito e ha condotto fino alla curva finale -9. Solo un’ultima, rabbiosa torsione di Rizzo Pinna ha rovinato il piano. I sardi tornano a casa con l’amaro in bocca, ma con una prestazione che, numeri alla mano, certifica una tenuta insperata alla vigilia. La classifica, però, non perdona: il Perugia è lassù a tre punti, il Bra e la Sambenedettese incalzano dietro. La domenica successiva, per entrambe, ci saranno altre battaglie. L’Ascoli affronterà il Bra a Sestri Levante, e le rotazioni che Tomei – pur dall’alto della tribuna – aveva ipotizzato diventano ora una necessità -9.
Episodi e gestione: la dottrina Agostinone
La sala stampa del Del Duca, al fischio finale, è diventata il teatro di una lezione di realismo. Giuseppe Agostinone, già terzino di mestiere e oggi vice con licenza di parlare, ha elencato i fatti con la precisione di un notaio. La Torres si è presentata con un atteggiamento inedito, rinunciando all’aggressività a tutto campo per abbassarsi e colpire in transizione -4-10. L’Ascoli, invece, ha insistito sulla manovra, ha battuto dieci calci d’angolo contro i due degli avversari, ha collezionato sedici tiri complessivi di cui nove nello specchio -6. I numeri, quando si parla di calcio, non sempre coincidono con il verdetto, ma in questo caso raccontano di una supremazia che reclamava una ricompensa più sostanziosa. Il problema, semmai, è la gestione del vantaggio iniziale e la fragilità mostrata nel subire il contro-sorpasso. Una squadra che ambisce al secondo posto, e che ha costruito il suo cammino sulla solidità difensiva, non può permettersi di essere così permeabile in un arco di diciotto minuti.
Alagna, sceso in campo con una fascia al ginocchio a tamponare un’infiammazione cronica, ha stretto i denti -4-10. Il sacrificio dei singoli, in una fase del campionato in cui i turni infrasettimanali si accumulano e le trasferte si allungano fino alla Liguria, diventa un capitale prezioso. Eppure, al netto della tenuta atletica e morale del gruppo, resta la sensazione che l’Ascoli abbia raccolto meno di quanto seminato. I legni – almeno tre, a seconda delle angolazioni – e il penalty fallito rappresentano una deviazione statistica, un’anomalia che in una singola gara può capitare, ma che su un campione più ampio rischia di pesare come un macigno nella corsa ai playoff. Agostinone ha parlato di “grandissimo gruppo” e di capacità di non mollare, e il gol di Rizzo Pinna in extremis ne è la prova tangibile -10. Tuttavia, la fotografia del bicchiere mezzo pieno stride con l’evidenza di una squadra che, per un’ora e mezza, ha fatto la partita senza chiuderla.
La gestione delle energie, a questo punto, diventa una variabile decisiva. Tomei, squalificato per la decima volta in stagione, ha ormai imparato a guardare il campo dall’alto -9. Il suo vice, in queste condizioni, non si limita a ripetere i dettami: deve interpretarli, leggere il momento, decidere quando inserire Galuppini e Rizzo Pinna per alzare il baricentro. Lo ha fatto, e la mossa ha portato al pareggio. Ma la domanda, inevitabile, riguarda la gestione del gruppo nella prossima sfida. Il viaggio a Sestri Levante, campo neutro del Bra, impone valutazioni fisiche e tattiche. I ventitré titolari di movimento più i tre portieri, parafrasando Agostinone, dovranno essere tutti funzionali alla causa -10. Chi è partito dalla panchina giovedì potrebbe trovare spazio domenica, in un avvicendamento che non è turnover fine a sé stesso, ma necessità imposta da un calendario che non concede tregua.




