Il superman di James Gunn è un eroe fragile, che sbaglia e si interroga: così cambia la storia del mito
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il "Superman" del 2025, diretto da James Gunn e interpretato da David Corenswet, non è solo un reboot: è una riscrittura radicale del personaggio, che abbandona l’epica ieratica di Zack Snyder per abbracciare un’umanità più fragile, contraddittoria, a tratti persino goffa. Gunn, architetto del nuovo universo cinematografico DC, smonta il simbolo dell’invincibilità kryptoniana restituendoci un Clark Kent che dubita, commette errori e si confronta con limiti inediti. Una scelta che, se da un lato ha diviso i puristi del fumetto, dall’altro ha riavvicinato il personaggio a quella dimensione pop e anti-eroica che lo rese celebre nel 1978, quando Richard Donner lo portò sullo schermo con Christopher Reeve.
Corenswet, attore dal fisico scolpito ma con uno sguardo sorprendentemente accessibile, incarna questa svolta con naturalezza. In un’intervista alla BBC Radio 1 ha rivelato che, già anni fa, amici e colleghi lo soprannominavano "Superman" per via di una somiglianza tanto fisica quanto caratteriale. «Non sapevano che sarebbe diventato profetico», ha commentato con ironia. Il suo Clark Kent è lontano dall’icona marmorea di Henry Cavill: qui l’eroe, pur conservando i tratti essenziali del mito – la forza, il moralismo, l’origine aliena – si muove in un mondo dove la bontà non è una certezza, ma una scelta quotidiana.
Gunn, regista noto per aver mescolato grottesco e sentimentalismo in "Guardiani della Galassia", applica la stessa alchimia al film. Le sequenze d’azione, pur spettacolari, cedono spesso il passo a momenti di slapstick e a battute che stemperano il tono epico. Non mancano citazioni alla cultura queer e riferimenti politici velati, come il pacifismo pop che permea la trama, lontano dall’estremismo guerriero di certe pellicole precedenti. La pellicola, consigliata in IMAX per la fotografia iper-saturata, è un esperimento riuscito di cinema antologico: riesce a essere comico senza diventare parodia, profondo senza scivolare nel melodramma




