Cisgiordania, il piano E1 di Israele scatena la condanna europea
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Redazione Esteri
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Il piano E1 in Cisgiordania è stato definito “inaccettabile” da Italia, Francia, Germania e Regno Unito dopo la decisione del governo israeliano di pubblicare i bandi di gara per il progetto di insediamento. La dichiarazione congiunta dei leader europei chiede a Israele di ritirare l’iniziativa e ribadisce la contrarietà alla nuova espansione degli insediamenti. Secondo quanto comunicato dai quattro Paesi, il progetto East 1 rappresenta un elemento di forte preoccupazione perché potrebbe incidere sulla continuità territoriale dei Territori palestinesi e sulla prospettiva di una soluzione a due Stati.
Il progetto E1 in Cisgiordania e le contestazioni internazionali
Abbreviato in E1, il progetto di insediamento in Cisgiordania era stato lanciato nel 1995 dall’allora primo ministro israeliano Yitzhak Rabin, per poi essere sospeso a causa delle pressioni della comunità internazionale. Il motivo delle opposizioni riguarda l’impatto che l’area interessata potrebbe avere sulla continuità territoriale necessaria alla fondazione di uno Stato Palestinese e sull’isolamento della futura capitale, Gerusalemme Est. La pubblicazione dei bandi di gara ha riportato il piano al centro del confronto internazionale, con diversi governi che hanno espresso la propria contrarietà.
Nella dichiarazione congiunta, Italia, Francia, Germania e Regno Unito hanno sottolineato che la decisione israeliana arriva dopo anni di opposizione agli ampliamenti degli insediamenti. I quattro Paesi hanno spiegato che le loro preoccupazioni erano state espresse sia attraverso canali privati sia pubblicamente, evidenziando il timore che il progetto possa creare una frattura nella Cisgiordania. La posizione europea indicata nel documento riguarda quindi il possibile effetto dell’insediamento E1 sulla configurazione territoriale dei Territori palestinesi e sul percorso verso una soluzione a due Stati.
La posizione di Italia, Francia, Germania e Regno Unito
La condanna del piano E1 è arrivata con una presa di posizione comune da parte di Roma, Parigi, Berlino e Londra. Nel testo diffuso dai leader dei quattro Paesi viene definita non accettabile la scelta del governo israeliano di procedere con i bandi di gara per la costruzione dell’insediamento. La dichiarazione richiama la contrarietà già manifestata dalla comunità internazionale e chiede uno stop all’espansione degli insediamenti in Cisgiordania, collegando il progetto alle conseguenze sulla continuità territoriale palestinese.
La questione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania è tornata così al centro del confronto tra Israele e diversi Paesi europei. Italia, Francia, Germania e Regno Unito hanno scelto una linea comune nel contestare il progetto E1, mentre l’Unione Europea valuta anche possibili sanzioni nei confronti di Tel Aviv secondo quanto riportato nelle informazioni disponibili. Il tema resta legato alla possibilità di mantenere una prospettiva di soluzione a due Stati e agli effetti territoriali attribuiti al piano East 1.
Perché il piano East 1 è considerato un punto critico
Il progetto E1 viene considerato un punto delicato perché, secondo la posizione espressa dai Paesi europei, potrebbe modificare i collegamenti territoriali nella Cisgiordania. La dichiarazione congiunta sostiene che l’insediamento rischierebbe di compromettere la contiguità dei Territori palestinesi e di incidere sulla prospettiva di uno Stato Palestinese. La contestazione internazionale al piano non nasce quindi soltanto dalla pubblicazione dei bandi di gara, ma dal ruolo attribuito a questo progetto nel quadro più ampio del conflitto.
La richiesta rivolta a Israele da Italia, Francia, Germania e Regno Unito riguarda il ritiro del piano East 1 e la sospensione dell’espansione degli insediamenti in Cisgiordania. Il progetto, tornato operativo con la pubblicazione delle gare, continua a essere al centro delle reazioni diplomatiche perché coinvolge la distribuzione territoriale dell’area e il futuro assetto dei territori interessati dal conflitto israelo-palestinese.
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