Romina Carrisi a Verissimo: “Mio padre non aveva il diritto di attaccare mia madre. Noi figli spettatori in questo teatro”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’ospitata di Romina Carrisi nel salotto di Silvia Toffanin, andata in onda domenica 10 maggio, ha infranto quel silenzio che la figlia minore di Al Bano e Romina Power si era imposta per settimane, mentre i genitori, orfani di un dialogo diretto, si scambiavano accuse a distanza attraverso le telecamere di “Belve” e “Domenica In”. A triggerare l’intervento della 38enne, l’escalation verbale scaturita dalle confessioni della madre sulla solitudine percepita dopo la scomparsa di Ylenia -1, una narrazione che il padre ha riletto come un atto d’accusa imperdonabile nei confronti del suo ruolo di pilastro familiare. In un racconto privo di tentennamenti, la figlia ha assunto la posizione scomoda di mediatrice ferita, descrivendo un ménage privato esploso sotto i riflettori: “Sono delusa dal fatto che non abbiano pensato a noi figli”, ha dichiarato, rivendicando il diritto al silenzio per chi quel teatro non lo ha scelto.
Il fraintendimento di una frase e la “rabbia antica” del padre
Secondo la ricostruzione offerta dalla Carrisi, il cortocircuito comunicativo tra i genitori affonderebbe le radici in un semplice equivoco semantico, ingigantito da anni di incomunicabilità. Se Romina Power, 74 anni, aveva evocato la mancanza di un sostegno ideale durante l’intervista di Francesca Fagnani, Al Bano, 82 anni, avrebbe tradotto quel bisogno in termini pratici, sentendosi svalutato come uomo e come genitore. “Non c’era malizia nelle parole di mia madre, non voleva ferirlo – ha chiarito la figlia – stava solo esprimendo una sua esperienza in un momento in cui aveva bisogno di sostegno in *senso figurato*, e mio padre l’ha interpretato in *maniera letterale*”. La definizione che ne è scaturita è quella di una reazione “sproporzionata”, che lascia trasparire una “rabbia antica” maturata nei decenni e che nulla avrebbe a che fare, nelle intenzioni della Carrisi, con la cronaca della sparizione di Ylenia (avvenuta nel gennaio del 1994 a New Orleans).
La ferita di Ylenia e il dolore che non unisce
Al centro di questo naufragio sentimentale, che ha trasformato una delle coppie più iconiche della musica italiana in due naufraghi solitari, rimane l’ombra della primogenita. Romina Carrisi ha toccato con pudore la corda della tragedia familiare, ammettendo che la perdita, lungi dal cementare l’unione, ha creato una frattura insanabile nella percezione della realtà. Da un lato, una madre che “è libera di pensare che Ylenia esista ancora, perché magari se pensa che non ci sia più inizia a non esserci più nemmeno lei stessa”; dall’altro, un padre per il quale “immaginarla viva e non cercarla è lacerante”. Proprio questa divergenza nell’elaborazione del lutto – lei aggrappata a una presenza viva, lui rassegnato a una memoria da custodire – ha reso ogni tentativo di dialogo vano, relegando i figli (Romina, Yari, Cristel e gli altri) a comparse mute di una tragedia greca.
Il “vomito” pubblico e la delusione per la mancanza di rispetto
Il linguaggio usato dalla Carrisi per descrivere lo sfogo paterno è volutamente crudo, quasi a voler restituire la violenza verbale subita attraverso lo schermo. “Non aveva il diritto di attaccare mia madre e *vomitare* in maniera pubblica tutto quello che ha vomitato”, ha tuonato, sottolineando come la scelta di rendere pubblici certi risentimenti abbia scavato un solco che l’età e il dolore non giustificano. La delusione, nella sua narrazione, non è tanto per la fine dell’amore tra i due artisti, quanto per la dimenticanza dei figli: “È mancato il chiedersi: ‘Forse faccio male a Yari, a Cristel, a Romina dicendo queste cose della loro madre?’”. Una posizione che non risparmia nemmeno la madre, colpevole anch’essa di aver alimentato la polemica, ma che individua nel padre e nella sua reazione spropositata l’innesco più pericoloso.
La distanza dalla nuova famiglia e il muro della sorella Jasmine
Nel tentativo di delineare il perimetro delle sue attuali alleanze, la figlia di Albano Carrisi non ha nascosto l’estraneità rispetto al contesto familiare creato dal padre con Loredana Lecciso. “Non ci sono i presupposti”, ha confessato a proposito di un rapporto con i fratellastri Jasmine e Bido, riducendo il legame alla sola figura paterna: “Possiamo andare d’accordo anche non sentendoci”. Questa presa di distanza ha scatenato, inevitabilmente, la reazione di Jasmine Carrisi, intervenuta a “La Volta Buona” per ribattere punto su punto. La sorella maggiore ha difeso lo “sfogo” di Al Bano come risposta non a una singola intervista, ma a “anni di frecciatine”, e ha voluto precisare, con una punta di delusione, che i presupposti per un rapporto – quantomeno secondo la sua percezione – sono sempre esistiti: “Pensavo di avere un rapporto con lei […] ci sono rimasta un po’ male”. L’effetto, per chi guarda da fuori, è quello di una famiglia allargata dove la tregua appare più lontana che mai, sospesa tra passato irrisolto e presente urlato.




