Ciro Grillo e i tre amici condannati per violenza sessuale di gruppo

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Il tribunale di Tempio Pausania, presieduto dal giudice Marco Contu, ha emesso una sentenza di condanna in primo grado per Ciro Grillo e gli altri tre imputati, riconoscendoli colpevoli del reato di violenza sessuale di gruppo. La decisione, giunta dopo tre ore di camera di consiglio, riguarda i fatti accaduti nella notte tra il 16 e il 17 luglio 2019 a Porto Cervo, chiudendo così la prima fase di un processo che aveva suscitato vasto clamore mediatico. La corte, valutando quelle che sono state definite prove poderose, ha quindi stabilito le responsabilità penali di ciascuno.

«Questa sentenza urla: denunciate!». Con queste parole, cariche di significato, l’avvocata Giulia Bongiorno – che ha assistito la giovane studentessa italo-norvegese – ha commentato l’esito del processo. La difesa della parte offesa ha sottolineato come la pronuncia confermi un principio cardine, e cioè che il fondamento di un rapporto sessuale è il consenso, mentre «tutto il resto è reato». Al momento della comunicazione della condanna, la sua assistita avrebbe reagito con «lacrime di gioia», in un momento di liberazione dopo un iter giudiziario lungo e complesso.

Dall’altra parte, la famiglia Grillo ha fatto muro attorno a Ciro. Fonti vicine alla famiglia, interpellate da alcuni quotidiani, hanno riferito di un clima di «delusione e rabbia» nella casa genovese dove si sono riuniti i familiari. Beppe Grillo, suo padre, non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche né ha postato alcun commento sui social network, optando per un silenzio che parla da sé. Un portavoce ha tuttavia precisato che la convinzione nell’innocenza del figlio rimane «inamovibile».

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.