Il Senato approva la legge sulla partecipazione dei lavoratori agli utili delle imprese
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Redazione Interno
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Mentre il governo pubblica in Gazzetta Ufficiale la legge 69 del 2025 sulla riorganizzazione della pubblica amministrazione e il decreto-legge 68 sulla responsabilità erariale, il Senato chiude l’iter di un provvedimento che divide: la partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili d’impresa. Approvato definitivamente il 14 maggio con 85 voti a favore, 21 contrari e 28 astenuti, il disegno di legge – nato da un’iniziativa popolare sostenuta dalla Cisl con oltre 400mila firme – modifica il rapporto tra dipendenti e aziende, introducendo meccanismi di condivisione dei profitti e coinvolgimento nella governance.
La norma, che attua l’articolo 46 della Costituzione, prevede che i lavoratori possano accedere a una quota degli utili, partecipare alle scelte aziendali e avere rappresentanza nei consigli di amministrazione. Un modello che, secondo i promotori, dovrebbe "democratizzare" il mondo del lavoro, ma che i critici definiscono un ulteriore vincolo per le imprese, già strette tra tasse e burocrazia. "Anziché alleggerire il carico fiscale sui salari – si legge in una nota dell’opposizione – si preferisce imporre un sistema che rischia di scoraggiare gli investimenti".
L’intervento legislativo, illustrato in aula dalla senatrice Mancini, riprende il testo già votato dalla Camera, senza modifiche sostanziali. Tra le novità, l’obbligo per le aziende di avviare confronti periodici con i rappresentanti dei dipendenti non solo su aspetti organizzativi, ma anche finanziari, aprendo – almeno formalmente – alla contrattazione sui profitti. I sindacati, che hanno spinto per l’approvazione, ottengono così un riconoscimento istituzionale del loro ruolo nella governance, mentre le imprese dovranno adeguarsi a un quadro normativo più complesso.




