Ranucci, la destra si inventa il "tariffario Lavitola" per screditarlo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   I giornali della destra paventano un ruolo di Lavitola nelle inchieste di Report (senza prove) e FdI cavalca subito l'ipotesi. La bomba sotto casa di Sigfrido Ranucci rischia di trasformarsi nell'arma perfetta per colpire Report. Anche se l'ordigno piazzato nell'ottobre scorso davanti all'abitazione del giornalista, per il quale la Procura di Roma continua a indagare ipotizzando come mandante l'imprenditore Valter Lavitola, ha provocato solo danni materiali, la campagna politico-mediatica che da giorni accompagna gli sviluppi dell'inchiesta rischia di essere invece devastante.

L'ipotesi del falso attentato e il progetto politico di Lavitola

Non è il sondaggio a spiegare la bomba. Almeno non ancora. Ma quel questionario costruito intorno alla popolarità di Sigfrido Ranucci aggiunge un elemento inatteso all'indagine sull'attentato compiuto davanti alla sua abitazione: qualcuno aveva cominciato a ragionare sul conduttore di Report non soltanto come giornalista, ma come possibile protagonista politico. Mancava in questa storia dai molti punti ancora oscuri la febbre politica e il suo eterno termometro: il sondaggio.

Il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, sarebbe stato al centro di un rilevamento artigianale confezionato dall'amico Valter Lavitola. Così assicura l'imprenditore indagato per strage. Dal sondaggio di opinione all'ordigno esplosivo, dicono adesso i magistrati, il passo è stato breve. Secondo quanto riportato, Lavitola avrebbe spinto per una candidatura del conduttore di Report nel centrosinistra, ma Ranucci, riluttante, l'avrebbe presa a ridere senza riuscire a scoraggiarlo.

L'obiettivo dell'imprenditore sarebbe stato sfruttare la sua popolarità a fini pubblici, attratto dal ruolo di king maker. Ranucci ha invece negato di essere in cerca di notorietà, spiegando che tre milioni di persone vedono stabilmente la trasmissione mentre nove milioni sono gli utenti amici sui social.

I sequestri e il ruolo dell'intermediario

Nel materiale acquisito dagli inquirenti durante la perquisizione di sabato sera a casa di Valter Lavitola, l'imprenditore accusato di essere il mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci, spuntano anche sette pagine di appunti scritti di suo pugno. Sette fogli che ora dovranno essere analizzati a fondo, insieme ai tre cellulari e alle due pen drive trovati nella disponibilità dell'indagato.

Da questi sequestri potrebbero arrivare risposte ed elementi utili alle indagini per circoscrivere il perimetro del movente, per capire cosa abbia spinto Lavitola - in passato coinvolto in numerose vicende giudiziarie - a far contattare tramite il suo factotum Gomes Clesio Tavares, la banda di avellinesi che ha compiuto l'azione dinamitarda all'esterno della villetta a Pomezia dove il conduttore vive assieme alla famiglia.

Secondo l'accusa, Lavitola avrebbe dato mandato a Gomes Clesio Tavares "di individuare soggetti in grado di reperire esplosivo e farlo esplodere davanti all'abitazione di Ranucci" e "in un'occasione partecipando con Clesio Taveres a un sopralluogo nei pressi dell'abitazione del giornalista". Un sopralluogo che, secondo quanto ricostruito attraverso le celle telefoniche, sarebbe avvenuto il 15 settembre, circa un mese prima dell'azione esplosiva.

L'amicizia tra Ranucci e Lavitola e le reazioni politiche

Ranucci ha confermato il rapporto di amicizia con Lavitola, dichiarandosi "sconvolto" e "stordito" dall'accusa. "Per me Valter è un amico, dal 2019 ci sentivamo quasi tutti i giorni", ha detto il giornalista, aggiungendo di essere "sconcertato" e di affidarsi alle indagini della Procura e dei Carabinieri.

Lavitola, ascoltato dai pm, ha negato ogni coinvolgimento, sostenendo di avere con Ranucci un rapporto di "fraternità" e di essere "sconcertato" dall'accusa di essere il mandante visti i rapporti che lo legano al conduttore di Report. Sulla sua presenza vicino casa di Ranucci un mese prima dell'attentato, ha detto che spesso andava lì a trovare il giornalista. La vicenda ha immediatamente assunto connotati politici.

I componenti di Fratelli d'Italia della Commissione di vigilanza Rai hanno chiesto di fare chiarezza sui legami tra il conduttore e Lavitola, definendo "inquietante lo scenario che emergerebbe dalla lettura dei giornali" e sostenendo che "è impensabile che una trasmissione iconica e simbolo per il Servizio pubblico possa essere influenzata in maniera così pesante".

Il senatore Fdi Raffaele Speranzon ha dichiarato che "gli arresti degli esecutori materiali dell'attentato al giornalista Sigfrido Ranucci smentiscono gli attacchi gratuiti e senza alcuna prova di 5Stelle e Pd".

Le dichiarazioni di Corsini e la difesa di Ranucci

Fanno discutere le dichiarazioni riportate dal Corriere della Sera del direttore degli Approfondimenti Rai Paolo Corsini, responsabile anche di Report, che avrebbe detto: "Ranucci deve chiarire questa vicenda inquietante nella quale lui per il momento è parte lesa. La bomba era per lui, vera o farlocca che fosse" e che "se avessero usato il metodo Report per questa storia, Ranucci sarebbe già al gabbio".

Corsini ha però smentito, precisando che le parole "non rispecchiano correttamente il suo pensiero" e che la "sedicente intervista" è stata fatta "utilizzando parole e battute tra colleghi estrapolate dal proprio contesto". L'avvocato di Ranucci, Roberto De Vita, ha difeso il giornalista: "Ranucci è stato vittima di un grave attentato, che ha colpito lui, la sua famiglia, la trasmissione Report e i suoi giornalisti. E qualora si accertasse l'effettivo coinvolgimento di Valter Lavitola, Ranucci sarebbe una seconda volta vittima".

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