Borse europee in ordine sparso, l’oro e il petrolio riprendono quota
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Redazione Economia
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La cautela, quella tipica dei giorni in cui il mercato cerca un segnale che tarda ad arrivare, ha caratterizzato l’intera seduta del 21 aprile 2026 per i principali listoni del Vecchio Continente. Dopo un avvio che lasciava presagire un moderato ottimismo – alimentato dalla notizia, proveniente da oltreoceano, della proroga di due settimane del cessate il fuoco tra Washington e Teheran – le contrattazioni hanno rapidamente virato verso un andamento prudente, quasi sospeso. A Milano, ad esempio, l’indice si è mosso nei pressi della parità per gran parte della giornata, riflettendo un sentimento che non trovava una direzione univoca. Lo stesso valeva per Francoforte, mentre Parigi e Londra mostravano già dalle prime ore un passo più arretrato.
Wall Street positiva ma non basta a trainare l’Europa
Non è bastata l’apertura positiva di Wall Street – dove gli investitori guardavano con interesse ai dati macroeconomici interni – a invertire la tendenza per le borse europee, che anzi hanno accentuato il ribasso nel corso della sessione. Londra ha ceduto lo 0,11%, Parigi lo 0,39%, Francoforte lo 0,19%; solo Milano, con un timido +0,07%, riusciva a tenere la testa fuori dall’acqua, un rialzo marginale che però raccontava più una resistenza tecnica che un vero slancio rialzista. Nel complesso, i listini del Vecchio Continente hanno viaggiato in ordine sparso, senza mai trovare una convergenza su alcuna direzione comune, neppure dopo il rimbalzo dei future americani.
La brusca frenata in chiusura e il rimbalzo del petrolio
Proprio quando la seduta sembrava avviarsi verso un finale interlocutorio, ecco arrivare una brusca frenata che ha ribaltato ogni previsione. I mercati azionari europei hanno chiuso tutti in netto calo, con Milano che ha terminato a -0,63%, Francoforte con una perdita di oltre mezzo punto percentuale, mentre Londra e Parigi hanno superato addirittura il -1%. Un tracollo generalizzato, per certi versi inaspettato visti i timidi segnali positivi delle ore precedenti, che ha colpito in particolare alcuni comparti strategici. Tra questi, quello petrolifero e dell’impiantistica hanno ripiegato in modo deciso; ma il dato più vistoso è arrivato dal settore della difesa, con Leonardo che si è rivelata la peggiore del listino Ftse MIB, lasciando sul terreno oltre il 4,8% del proprio valore.
L’oro torna protagonista e il dollaro osserva l’euro
Parallelamente all’andamento altalenante delle azioni, si è assistito a un rinnovato interesse per le materie prime rifugio, in particolare l’oro, la cui quotazione ha beneficiato dell’incertezza generale che ha preso piede sui mercati. L’euro intanto si confrontava con un dollaro ancora solido – un biglietto verde che, a più di un anno dalla rielezione di Trump, continua a svolgere la sua funzione di baricentro valutario – senza però che il cambio registrasse scossoni particolari. A risalire, seppur con gradualità, è stato anche il petrolio, il cui prezzo ha invertito la rotta rispetto ai minimi toccati in settimana. Il quadro che ne emerge è quello di una giornata frammentata, dove ogni piazza ha reagito in modo autonomo agli stessi stimoli, e dove la prudenza ha finito per avere la meglio su qualsiasi tentativo di allungo.




